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Antonino Gaeta

Listener (1)ANTONINO GAETA  e il Nuovo Gruppo Futurista Siciliano
Nato a Palermo nel 1976, vive ed opera nella stessa città, dove ha conseguito i titoli artistici
presso il Liceo Artistico, e  l’Accademia di Belle Arti di Palermo (nella Prima Cattedra di Pittura, con il Maestro Franco Nocera), titolo conseguito il 16 Luglio 1999, con la votazione di 110 su 110 e lode.
Ha avuto modo di lavorare con Il pittore fiorentino contemporaneo Gustavo Giulietti ,allievo di Ottone Rosai, docente di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze per il quale ha curato la biografia (1998-1999).
Da circa 20 anni lavora nel campo delle arti visive sperimentando sia materiali che tecniche diverse come il vetro, la plastica, le tele ed i supporti lignei.
Fondatore del Nuovo Gruppo Futurista Siciliano, persegue un ideale di libertà e di rinnovo delle Arti, svincolandosi da tuttò ciò che riporta l’arte ad un cupo accademismo.  Apre cosi a Palermo il primo “Studio Futurista ARTE’ “, che diviene luogo di incontri per giovani artisti; fa propria la frase  “Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro”.  Associa così il suo agire con i nuovi futuristi contemporanei Italiani, con i quali scambia idee e programmi per liberare l’arte da ogni critica superficiale, esaltando ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima.
La Casa Studio Futurista di  Gaeta pur essendo un luogo di lavoro, tuttavia ha“lo scopo  di reinterpretare in chiave futurista anche gli spazi nei quali si svolge la vita di ogni giorno”. Arte come Missione quotidiana,dentro i luoghi propri del quotidiano, un autoritratto intimo, dove i due mondi si intrecciano, inseguendosi in un costante dinamismo di intenti e situazioni. Le quattro mura domestiche si aprono al visitatore curioso, immergendolo nel luogo più intimo della creatività, lo studio dell’artista, un bizzarro ambiente di colori vivaci ispirato e vissuto in ogni suo ambiente.
Gaeta ha attraversato fasi stilisticamente diverse, mantenendo una ispirazione immutata e riconoscibile, che nasce nel complesso di emozioni, di sogni ed anche di ossessioni, che si sono accumulate nel sue subconscio.
Dopo un brillante inizio, tutto interno all’astrattismo, scopre, alla fine degli anni 90, una pittura quasi figurativa, per qualche anno affiancata dalle ultime opere astratte, i bellissimi “Rossi”. Il figurativismo di Gaeta, fin dall’inizio, si caratterizza per l’uso di colori accesi (il rosso, il giallo, il blu, qualche volta anche il verde) in composizioni complesse, con figure umane che emergono da un tessuto abitato da animali fantastici, in cui è spesso riconoscibile un richiamo al fuoco ed alle ali ed alle piume degli uccelli. Confrontando queste opere con i coevi astratti rossi, si coglie l’essenza dell’ispirazione di Gaeta: la voglia di comunicare le sue sensazioni, colpendo, con i colori forti, gli occhi ed il cuore, prima di tutto, ma poi anche il cervello, perché le sue opere fanno pensare.
Una crisi mistica, pienamente coerente con il suo mondo interiore, lo fa abbandonare la pittura, per cinque lunghi anni, proprio nel momento in cui stava ottenendo successo e riconoscimenti. Con il ritorno alla vita “normale”,  riprende il filo interrotto della sua ricerca figurativa, con opere pregne di riferimenti culturali alti, in cui, sempre più di frequente, compaiono suoi autoritratti e l’animale mitico un po’ rettile ed un po’ uccello, con evidenti richiami alla fenice, che Gaeta dichiara di aver visto da piccolo. Bellissimo, e pieno di amore e di calore, è il quadro “Sapientia” del 2008. Altrettanto belli sono i due frammenti del 2011, in cui Gaeta sperimenta smalti preziosi, facendosi trascinare in un riuscitissimo esercizio di decorazione modernista, che richiama il liberty di Klimt e che si tinge anche di classicismo nel virile volto di uomo. Del 2012 sono due importanti ritratti: l’autoritratto ed il ritratto di Edo con il gatto di casa, rappresentati in un mondo di coloratissimi graffiti, pieni di movimento.
Nel 2014 avviene la svolta che porta Gaeta al di là della pittura. Il movimento che anima le piume ed i graffiti degli ultimi quadri, li spinge fuori dai confini della tela. E l’artista è costretto ad intagliare nel legno forme complesse, che riprendono nei contorni i suoi elementi decorativi, ora finalmente liberi di estendersi nello spazio. In alcune opere sopravvive ancora un frammento di tela rettangolare, che dà un risalto ancora maggiore al componente dinamico. Il risultato è un’opera aperta, che ridiventa qualcosa di simile ad un quadro solo quando viene rinchiusa in una cornice, che le conferisce il dono dell’immutabilità. Con questa soluzione tecnico-artistica il percorso di  Gaeta raggiunge un equilibrio perfetto tra forma e contenuto ed una assoluta originalità nel mondo dell’arte figurativa contemporanea. Bellissime sono le opere dedicate ai vizi capitali, la cui prima lettura incanta, per poi spingere l’osservatore a cercare delle risposte dentro di se. Nella fase del suo ultimo studio artistico, la pittura nasce come forma, non solo come stesura di colore. Questo diventa un modo per andare oltre il confine della tela, oltre il margine concepito come quadro per raccontare in maniera diversa l’idea dell’artista. Elemento fondamentale è il colore che, oltre al grande impatto visivo, viene investito da un valore “escatologico”. Il colore segue un percorso dettato dalla sua voglia di conoscenza e verità delle varie dottrine religiose, a cui attribuisce un significato ben preciso ed ordinato. Diventa quindi veicolo di storia, di un racconto umano e simbolico. Le gradazioni dei colori sembrano piatte, variando dalle tinte scure a quelle chiare, come se emergessero dal buio verso la luce, così come avveniva nell’icona.
Il cammino di Gaeta che lo porta ad allontanarsi sempre di più dalla tela per cercare le tre dimensioni (la scultura?) non è ancora terminato. In alcune delle sue ultime creazioni, Gaeta utilizza delle vere forme tridimensionali, da lui plasmate nel gesso e poi incorporate nell’opera, con risultati molto interessanti. Gaeta recupera la manualità di tecniche antiche, da lui apprese da ragazzo, come l’intaglio del legno e la modellazione in gesso, e le utilizza come se fossero nuove tecnologie. Nel suo futuro ci sarà certamente un’altra tecnica antica, la ceramica, in cui potrà combinare naturalmente scultura e pittura.
In alcune opere, in aggiunta alla dinamica spaziale, esiste anche una dinamica temporale. Le opere formano infatti una sequenza, in cui ognuna contiene un link alla precedente, simbolicamente rappresentato con una piccola versione della sua tavolozza. La lettura dell’intera sequenza permette di comprendere appieno quello che l’artista ha inteso narrare.
Esiste una seconda dinamica temporale, che, purtroppo, viene perduta nell‘opera finita. Ed è quella della sua genesi. Assistere al processo di creazione di un’opera di Gaeta è una esperienza veramente coinvolgente. Il processo dovrebbe essere documentato con video, simili a quelli che mostrano il dischiudersi di un fiore.
Le opere di Gaeta nascono da un pensiero scritto, da un’emozione che viene tradotta prima nero su bianco e poi trasferita nel supporto da lui scelto. Gaeta ritiene infatti che le parole siano un mezzo privilegiato per veicolare le sue emozioni. Si tratta di piccole composizioni poetiche, in cui  Toni annota, per se stesso, le sensazioni che vuole comunicare. Scrupolosamente vergate a mano in un quadernetto, che meriterebbe di essere pubblicato.  Gaeta non riconosce a questi scritti la natura di poesie, ma lo sono, a tutti gli effetti, e sono pure opere di qualità.
Antonino Gaeta è anche un grande affabulatore. È una esperienza unica sentirlo (e vederlo) parlare delle sue opere con una voce da attore professionista, impreziosita dalla pronuncia siciliana delle vocali. E quando recita le sue non poesie, ci fa percepire in modo diretto la ricchezza del suo mondo interiore.


 

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