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Arte Tessile Sarda – a cura di Claudia Kk –

Arte tessile sarda

Ammirare un tappeto artigianale sardo, tessuto secondo i canoni antichi, è come perdersi in un quadro che richiama suggestioni antiche, legate alla cultura, alla storia del popolo sardo, alle tradizioni, alla simbologia, alle conoscenze erboristiche.

Ci si perde in intrecci di fili che mani laboriose ed abili hanno sapientemente filato estraendoli da materiali accessibili ma di non semplice lavorazione: lana, lino, cotone, seta.

Fili colorati imbevuti di essenza di natura, di estratti di erbe secondo conoscenze antiche che danno anima ad un gioco unico di colori.

Fili intrecciati da mani sapienti, che colpo dopo colpo al ritmo del telaio antico di legno di ginepro1, con laboriosa attesa di mesi e a volte anni, intessono un’opera d’arte.

La suggestione è unica ammirando un tappeto in cui l’ occhio è catturato da colori e forme particolari, dettati dalla natura e legati alla tradizione, in cui il simbolo richiama la ricerca di un significato la cui interpretazione è molto difficile, perché si perde nella notte dei tempi.

Creato per la quotidianità, quindi semplice, povero, il manufatto tessile si evolve verso una vera e propria opera d’arte, quando sapienti mani di donna intente al telaio, sentono il bisogno di creare qualcosa di bello e appagante il proprio senso estetico e artistico. Spesso creano manufatti unici con i connotati, i simboli e i colori riservati al culto e il cui utilizzo ha un valore sacrale legato a particolari momenti della vita. Come non pensare a “su tapinu ‘e mortu2 in uso nelle famiglie di Orgosolo, ma non solo, fino agli anni Cinquanta, nel quale veniva adagiato il feretro, cui veniva dedicato s’attitidu3 cantato dalle donne vestite di nero.

Un tappeto originale dai colori densi e dalla simbologia enigmatica, sfuggente alla nostra comprensione perché sicuramente in tradizione da tempi lontanissimi.

L’arte antica della tessitura si tramanda oralmente di madre in figlia, cosi come il telaio di legno di ginepro, in origine verticale4, che stagiona sotto le mani sapienti che lo armano e che lo animano a ritmi cadenzati.

Una tradizione ancestrale che si tramanda da millenni, che affascina per la sua originalità e per la sua ricchezza.

Un sapere antico e complesso che va dal saper armare il telaio, alla filatura delle materie prime e precedentemente alla lavorazione della fibra, alla colorazione dei filati e quindi alla conoscenza di erbe, fiori, piante, minerali e animali adatti all’estrazione del colore. Un sapere prezioso quello della colorazione e non per tutti, quasi un sapere iniziatico5. Conoscenze da custodire gelosamente come un segreto, come se il possederle desse un particolare potere.

Nell’incrocio di trama e ordito, nel numero di lizos6, nei contrasti e sfumature di colori, nell’uso di simboli, di cornici, di campi, ecco: la creazione – tessuto.

Fino a quando mani sapienti, agili e ritmiche non tagliano i fili che tengono la creazione ancora legata al telaio e la materia elaborata nel tempo scaturisce nella sua bellezza….quella di un coloratissimo tappeto a fressadinu7

Claudia Kk

1 Il legno di ginepro e di castagno più frequenti perché più resistenti.

2Trad. it. Tappeto funebre

3Pianto cantato da donne vestite di nero che accorrono e cantano la vita del morto e il dolore della famiglia

4Il telaio verticale è antichissimo, tuttora in uso in diversi paesi della Sardegna, anche se quasi del tutto sostituito dal telaio orizzontale.

5Tuttora alcune donne anziane intervistate sul procedimento della tintura naturale sono state vaghe e reticenti.

6Trad. it. licci

7Si dice di una particolare lavorazione, una tecnica di tessitura piena con trama a vista, con trama e ordito in lana. Come per esempio il  fiammato di Nule, sa burra di Sarule, su fressadinu di Bortigali, Bolotana, Bitti, Orune e tanti altri esempi si potrebbero fare perché è una lavorazione antica e mantenuta ancora in molti paesi, nonostante l’influsso di altri tipi di tessitura.



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