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Autointervista a Stefania Ranieri

Autointervista dell’Attrice Stefania Ranieri

Dopo minuti interminabili trascorsi davanti allo schermo con la “sindrome del foglio bianco”, ho capito che scrivere di sé è quanto di più difficile potessi decidere di fare.
Ma una presentazione dovrò pur farla! Per forza!
Ho così deciso di “mettermi a mio agio” e trattarmi come tratterò tutti gli attori e addetti ai lavori che incontrerò in questo percorso. Quindi? Quindi mi intervisto! Ottima idea! Vado………….

Salve Stefania, prima di tutto volevo ringraziarti per questa intervista…..

Ma sei scema? Lo “stiamo facendo” solo per rompere l’imbarazzo ed uscire vive da questa presentazione!

Imbarazzo? Ma quindi sei timida? Un’attore che ogni sera si esibisce nei più disparati ruoli davanti a decine di persone, può essere timido?

A parte il fatto che non ho mai detto di essere timida, ma solo imbarazzata dal dover parlare di me, la risposta è si. Ho conosciuto attori tanto timidi fuori dal palcoscenico, quanto magnetici e irresistibili in scena. Fa’ parte della magia che si compie ad ogni apertura di sipario.

Quando hai scoperto di voler fare l’attrice?

Era il lontano 1983, avevo 11 anni. Nella mia scuola, facevo la prima media, venne proposto un laboratorio teatrale per ragazzi. Partecipammo in pochi della mia classe, e da quel momento non ho più potuto farne a meno nonostante, per vari motivi, mi sia allontanata dal “fare teatro” per molti, troppi anni.

Quindi tu vivi di Teatro?

Sentimentalmente si, assolutamente. Ma la vita, le possibilità, gli errori ecc, mi hanno portato ad aver sempre praticato altre professioni come attività principale. Sono un tecnico informatico pentito! Ho avuto una mia azienda per quasi 10 anni, lavorando anche per clienti prestigiosi fino ad arrivare alle sale CED dei tribunali del Lazio e poi al Ministero dei Beni Culturali.
Attualmente gestisco un negozio di Arti decorative insieme a mia sorella con la quale organizziamo anche corsi di decorazione.

Prima hai parlato di un lungo allontanamento dai palcoscenici. Come hai vissuto quegli anni?

Male! Una sofferenza disumana. Non ho mai smesso di andare a teatro, ma ogni volta che entravo in platea, gli odori, i suoni mi risucchiavano rendendo anche la più esilarante delle commedie, una tragedia interiore che mi lacerava.

E cosa è stato a far scattare nuovamente la scintilla?

La fiamma non si era mai spenta come detto, ma sicuramente l’episodio che mi ha quasi costretta a riavvicinarmi, è stata la fine di un rapporto sentimentale piuttosto importante. Mi sono ritrovata sola, senza nulla, nel totale smarrimento dei miei 40 anni.
Davanti al mio negozio aprirono una scuola di recitazione. Non ricordo per quale motivo un giorno entrai, così per chiedere informazioni, ma il destino ci si era messo di mezzo…e di brutto! Quella scuola era gestita dalla regista/attrice che tanti anni prima aveva proposto il laboratorio nella mia scuola. Un segno? Si per forza, o almeno a me fa’ piacere leggerlo così!
Da quel giorno, pur cambiando scuole e persone, non ho più potuto rinunciare a quel mondo.

Hai frequentato corsi professionali?
No, ma di professionisti si!
La cosa che contesterò finchè avrò fiato, sono i limiti di età imposti dalle scuole di formazione professionale. Io ero fuori età per qualsiasi Accademia, ho quindi sempre dovuto “accontentarmi” di corsi per adulti. Cio’ a cui non ho mai rinunciato però, è stata la guida di grandissimi professionisti che si rapportassero a noi “ormai troppo anziani” con gli stessi metodi e con lo stesso approccio con cui si curano “le giovani promesse”.

Che possibilità ha una quarantenne di affermarsi nel mondo, a volte blindato, del Teatro?

E’ la prima domanda che ho sempre posto ai miei insegnanti prima, e registi dopo.
La risposta è sempre stata la stessa: “Il teatro per poterlo fare, bisogna farlo”!
La mia razionalità estrema mi ha sempre portato a pensare che questo fosse solo un simpatico e ingannevole gioco di parole, che spesso rischiava di creare illusione e basta.
Oggi, dopo 4 anni dal mio riavvicinamento alle scene, posso dire che invece si tratta di una grande verità.

Nell’ultimo anno ho preso parte a due spettacoli, uno in veste oltre che di attrice anche di autrice, inseriti in cartellone dove la nostra locandina era accanto a quella di nomi piuttosto noti.
Ho in programma 4 spettacoli da qui al 2017 tutti con regie di eccellenza che mi porteranno a dividere la scena con professionisti che stimo infinitamente.
Insomma, a 43 anni ……….forse non ci si afferma, ma certo si può respirare l’aria del palcoscenico fino a sazietà!

Quante volte vai a Teatro come semplice spettatrice?

Tutte le volte che posso! Minimo due a settimana, ma ci sono periodi in cui avrei bisogno di una settimana di 10 giorni per poter vedere tutto quello che vorrei.

Genere preferito?

Questo è un campo minato! Vedo tutto, dal classico allo sperimentale con una predilezione per il Teatro Sociale. Ho un amore estremo per il musical, genere che ormai penso di poter seguire solo da spettatrice.
Per quanto riguarda il genere da me preferito da interpretare….eh, questo è un discorso a parte.
Amo il teatro drammatico, moderno ma drammatico! Adoro i personaggi tormentati, isterici, maledetti.

Quindi è questo il tipo di personaggi che hai interpretato fin’ora?

No. Esattamente il contrario!
Tutti i registi incontrati, hanno sempre trovato in me tempi comici che mi hanno fin’ora legato alla “Commedia” spesso sfiorante il grottesco. Un genere di tutto rispetto che, senza ombra di dubbio ma con qualche rammarico, attira la stragrande maggioranza del pubblico. Fa’ “botteghino” se vogliamo dirla in gergo. Ma in me è sempre rimasto il rimpianto di non essermi mai spinta verso un genere più “sofferto”.

E’ per questo che da qualche tempo ho deciso, rischiando non poco, di dirigermi verso sceneggiature più drammatiche. Da questa decisione due, o forse tre, dei progetti che si concretizzeranno nella prossima stagione. Incrociamo le dita insomma.

Quanto c’è di Stefania in un personaggio da te interpretato?

Tutto! O quasi, non potrebbe essere altrimenti.
Uno dei pochi vantaggi, se non l’unico, di entrare nel professionismo a 40 anni suonati, è proprio quello di aver accumulato un bagaglio di esperienze personali da poter mettere a disposizione dei vari personaggi. Credo sia questo che distingue un attore adulto da un giovane talento, ovviamente con le dovute eccezioni.

Quanto spesso ti succede di uscire da un teatro pentita di essere entrata?
Pentita mai! Sarebbe come pentirsi di aver accettato una cena a lume di candela che si è poi rivelata differente dalle aspettative.
Delusa spesso.

 Come si concilia il lavoro dell’attore con la vita personale?

Sono la persona più sbagliata per rispondere. Nel mio caso è stato semplice. Dal giorno in cui “quella famosa storia sentimentale” finì, sono rimasta single. Per scelta? Spesso degli altri si!
A parte gli scherzi, avrei grandi difficoltà. 8 ore come minimo in negozio e poi di corsa in teatro tra prove, lezioni, colleghi da vedere ecc………..torno a casa spesso di notte e mi metto a studiare…..insomma quale uomo sarebbe disposto a dividermi con tutto questo? E soprattutto, io non sarei mai disposta a rinunciare a neanche un’ora trascorsa in Teatro.
Ho eliminato il problema alla radice! E qui mi viene in mente una citazione; dal monologo di Armanda tratto dalle Intellettuali di Moliere: “ …e non dare importanza ai problemi del sesso, fa’ come me, dimenticali!……..”

Chiudiamo questa intervista con una domanda a bruciapelo. Ricordi la primissima battuta che hai pronunciato davanti ad una platea?

Certo! Era il primo spettacolo del laboratorio teatrale della scuola media. “Storia di Blu” di Tenerezza Fattore, un commovente e tenerissimo spettacolo di denuncia contro la vivisezione…e nell’82 era un tema pericoloso e poco sentito.
Ero un degli angioletti che accoglieva nel paradiso dei cani, questo cucciolo (Blu) ceduto ai laboratori di sperimentazione. Entravo di corsa insieme ad altri tre angioletti e il “capo angelo” ci chiedeva perchè avessimo tardato….io rispondevo “…e gli zingari cercavano di prenderci”.

Fantastico! Ho ancora una memoria da invidia!

Grazie Stefania.

Grazie a te e a chi ha letto.
Come sono andata?

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1 Comment

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  1. Complimenti stefania bellissimo articolo da 10 e lode!!! un bacio elisabetta

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