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Diego Velázquez

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, semplicemente noto come Diego Velázquez (pronuncia IPA: [ˈdjeɣo roˈðriɣeθ ðe ˈsilβa i beˈlaθkeθ]) (Siviglia, 6 giugno 1599 – Madrid, 6 agosto 1660), è stato un pittore spagnolo, l’artista più importante tra quelli presenti alla corte di Re Filippo IV di Spagna.

Fu uno degli artisti più rappresentativi dell’epoca barocca e un grande ritrattista. Tra il 1629 e il 1631 trascorse un anno e mezzo in Italiacon l’intento di viaggiare e studiare le opere d’arte presenti nel paese, facendovi poi ritorno nel 1649. Oltre a numerose versioni di note scene storiche e letterarie, dipinse moltissimi ritratti dei membri della famiglia reale di Spagna, di altri importanti personaggi dell’Europadel tempo ed anche di persone comuni, attività che raggiunse il suo vertice massimo con la realizzazione del capolavoro Las Meninas (1656).

A partire dalla prima metà del XIX secolo l’opera di Velázquez ha rappresentato un modello a cui si sono ispirati i pittori dei movimentirealista e impressionista, in particolare Édouard Manet. Da allora, anche altri artisti moderni, tra cui gli spagnoli Pablo Picasso e Salvador Dalí e l’anglo irlandese Francis Bacon hanno pagato il loro tributo a Velázquez reinterpretando alcune delle sue opere più celebri.

Nato a Siviglia, in Andalusia, qualche giorno prima del 5 giugno 1599 (il 6 giugno è il giorno in cui fu battezzato), Velázquez era il figlio di Juan Rodríguez de Silva (vero nome João Rodrigues da Silva), un avvocato di origine ebrea-portoghese, e di Jerónima Velázquez che faceva parte della classe degli hidalgo, la nobiltà minore spagnola. (Per mantenere un legame con la famiglia materna in Spagna c’era l’abitudine che il primogenito maschio assumesse il cognome della madre). Ricerche recenti hanno quindi rivelato non solo come egli non fosse di origini aristocratiche, ma come discendesse da una famiglia di Ebrei conversi. I suoi genitori gli impartirono un’educazione molto religiosa e, dato che desideravano avviarlo ad una professione di tipo intellettuale, ricevette una buona preparazione linguistica efilosofica. Tuttavia dimostrò ben presto di possedere un talento artistico ed iniziò quindi a studiare presso lo studio di Francisco Herrera il Vecchio, un energico pittore che disprezzava l’influenza dell’arte italiana sulla prima scuola pittorica di Siviglia. Velázquez rimase con lui per un anno. Probabilmente è da Herrera che imparò ad usare i pennelli a setole lunghe.

Dopo aver lasciato lo studio di Herrera all’età di dodici anni, Velázquez iniziò a fare l’apprendista di Francisco Pacheco, un altro artista e maestro di Siviglia. Nonostante sia comunemente considerato un pittore mediocre e senza particolari virtù, Pacheco talvolta si esprimeva con uno stile semplice e realista, opposto a quello di Raffaello Sanzio che gli era stato insegnato. Velázquez restò nello studio di Pacheco per 5 anni, studiando le proporzioni e la prospettiva ed assistendo al susseguirsi delle tendenze nei circoli letterari ed artistici della città.

Nel 1629 Velázquez soggiornò in Italia per un anno e mezzo circa. La sua prima visita nella penisola è stata riconosciuta come uno dei momenti cruciali per lo sviluppo dello stile pittorico dell’artista spagnolo e anche della storia del mecenatismo della corona di Spagna, dato che fu Filippo IV a finanziare il viaggio. Il sovrano, infatti, gli assegna 400 ducati d’argento (corrispondenti a circa 2 anni di salario) a cui si aggiungono altri 200 d’oro, elargiti dal duca di Olivares.

La tradizione è solita dividere la carriera di Velázquez servendosi delle due visite in Italia, definendo come secondo periodo quello successivo alla prima visita e come terzo quello successivo alla seconda. Questa arbitraria periodizzazione può essere sostanzialmente accettata, anche se non è sempre applicabile perché, come succede per molti pittori, i suoi stili talvolta si sovrappongono l’un l’altro. Velázquez di rado firmò i propri quadri e negli archivi reali si trovano le date di realizzazione delle sole opere più significative. Per l’attribuzione dei suoi ritratti ci si deve affidare all’esame degli stessi e a ricerche storiche.

L’importanza dell’arte di Velázquez è anche oggi evidente considerando con quale rispetto i pittori del XX secolo si sono accostati al suo lavoro. Pablo Picasso rese il più duraturo omaggio a Velázquez nel 1957, quando dipinse una propria versione di Las Meninas nel suo caratteristico stile cubista. Anche se temeva che se avesse rifatto il quadro di Velázquez sarebbe stato visto solo come una copia e non come un lavoro originale, si mise ugualmente al lavoro e l’enorme dipinto—il più grande che abbia realizzato dopoGuernica del 1937— si guadagnò un posto di grande importanza nella storia dell’arte spagnola.

Anche Salvador Dalí come Picasso, anticipando il trecentennale della morte di Velázquez, nel 1958 realizzò un’opera chiamata “Velázquez mentre ritrae l’Infanta Margarita con le luci e le ombre della sua gloria“; lo schema dei colori rivela che il tributo di Dalì a Velázquez era davvero sentito; l’opera servì anche, come nel caso di Picasso, come mezzo per diffondere le nuove teorie artistiche, nel caso di Dalì, il suo misticismo nucleare.

Il pittore anglo-irlandese Francis Bacon trovò che il ritratto di Papa Innocenzo X fosse uno dei più grandi ritratti mai realizzati. Creò così negli anni cinquanta diverse interpretazioni dell’opera in chiave espressionista: i dipinti di Bacon però, rappresentavano il Papa con un aspetto raccapricciante, perché era morto da secoli. Una di queste celebri variazioni, intitolata Figure with Meat, mostra il Papa tra le due metà di una mucca sezionata.


Fonte Wikipedia

 

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