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Francesca Vena, vista da Pasquale Solano

Oggi cari Amici Lettori,

ci occuperemo di una bella e simpatica Artista, che è  riuscita ad imporsi, per meritocrazia, nel contesto artistico del Meridione d’Italia: Un’Artista Autodidatta, che si è costruita da sé, senza ricorrere all’intervento di Autorevoli Personalità, del settore artistico italiano. Perciò, sono felice ed orgoglioso, di presentarvi :

L’Artista Francesca Vena, nasce a Cosenza il 13-10 1963 e trascorre nella sua Terra natia, un’infanzia felice, proprio a contatto con la natura, quella natura che nell’età  adulta, decanterà  nelle sue meravigliose opere. Sin dalla fanciullezza, si sente attratta dal mondo dell’arte e proprio nell’ambito scolastico, viene notata dai suoi Insegnanti, i quali  osservano con soddisfazione, i suoi primi elementari disegni, eseguiti a matita e con i pastelli, che saranno indelebilmente le matrici, con le quali si pronuncerà pittoricamente, nell’età adulta.

Ancora bambina, la vediamo vicino ad un tavolo, nell’osservare la mano del Padre, che disegna con la  penna sulla  carta Fabriano, quei soggetti che tanto la fanno sognare. Successivamente, nell’arco del tempo, sceglie la professione di Pittrice, attività  che le permette una vita decorosa, mentre le richieste di esecuzioni di opere, non tardano ad arrivare. Eccelle nella ritrattistica, come nella paesaggistica, nel nudo e soprattutto negli scorci  dei centri storici, di molte città del cosentino.

Viene notata, da qualche Esperto d’arte e qui,inizia la sua ascesa artistica, nell’olimpo dell’arte pittorica. Certamente non mancano nelle sue mostre, gli apprezzamenti dei critici, mentre le sue esposizioni, registrano, una considerevole affluenza di Pubblico. Viene invitata a Collettive di un certo rilievo, nelle quali, riceve encomi a non finire, mentre  nelle competizioni artistiche, risulta nelle graduatorie, quasi sempre, nelle prime posizioni.

Giorno 9 agosto 2016, è stata  inaugurata nel palazzo Municipale di Fiume Freddo Bruzio  (CS), una bi-personale, che l’ha vista  protagonista, assieme ad un altro valido Artista del legno, Claudio Verdoni da Roma.

Facciamoci  trasportare a questo punto, dai magici pennelli di Francesca Vena ed

Francesca Vena da Cosenza - “ L’Attesa” - Olio su tela: Cm 60 x 80

Francesca Vena da Cosenza – “ L’Attesa” – Olio su tela: Cm 60 x 80

inoltriamoci, nelle sue fantastiche  cromie: Sarà una viaggio sulle ali della fantasia, esclusivamente per fini intenditori  d’arte pittorica:  Analizziamo insieme, la sua prima opera,così  ci renderemo conto delle sue fini, quanto osannate qualità artistiche:

Posso assicurare, che questo dipinto, è un’autentica poesia, pur rispecchiando differenti età, del percorso umano. Iniziamo col dire,che sulla rena sono presenti, pietre e detriti, portati dalla corrente  marina e di riflesso ci viene in mente, l’opera letteraria di Eugenio Montale (Premio Nobel per la letteratura nel 1975), ”Ossi di seppia”.

Una scenografia vespertina, accompagna il veliero e le  povere ed isolate imbarcazioni. Dobbiamo a questo punto fare una netta distinzione tra un Veliero, che di solito era un’imbarcazione a tre alberi, più il bompresso, costituito da vele di forma quadra ed una comune nave, molto più ampia e adatta a solcare gli oceani, in lunghi viaggi – Il Veliero sfruttava l’energia della propulsione, grazie alla forza eolica, cioè l’azione del vento.

Questo tipo di imbarcazione, fu vistosamente utilizzato, per esplorare il mondo nei secoli XV° e XVI° (ricorderete le Caravelle di Cristoforo Colombo), che nel 1492, scoprirono il nuovo mondo, Quello che venne battezzato America, in onore di Amerigo Vespucci – Certamente  erano tempi difficili per spostarsi da una zona all’altra, non come oggi, che nell’arco di poche ore, si può raggiungere  una meta prestabilita, e spostarsi con facilità con l’aereo, da una parte all’altra del pianeta.

Tuttavia La nostra brava Artista, non limita il suo talento agli elementi raffigurati e crea il soggetto principale, nel primissimo piano, cioè quella magnifica e bellissima donna, che in piedi sulla riva del mare, aspetta qualcuno, che sta per arrivare da un lungo viaggio, probabilmente l’innamorato. Il Look della donna, ombrellino da sole compreso, ci proietta nella civiltà  della belle epoque, quando il mondo intero, viveva una sua felice fase, mentre  molte scoperte, agevolarono l’esistenza umana.

I legami visibili sul vestito, nella parte superiore, erano in voga proprio in quegli anni, in cui anche il mondo della moda, si risvegliava. La presenza elegante dell’ombrellino, usato da Damigelle di un certo rango sociale, testimonia appunto che ci troviamo per il look indossato, al tempo già riferito, della belle epoque.

La nostra Autrice parla di “ Attesa”, quindi non di partenza  e nemmeno di un addio e ciò sta a dimostrare, che la donna, aspetta sicuramente qualcuno. Un gabbiano, tenta in piena libertà di descrivere una stanca traiettoria,  in quel cielo vespertino, per raggiungere probabilmente uno degli  stormi visibili, anche se il suo volo, esprime la totale libertà d’azione. Il mare apparentemente agitato, riesce ad echeggiare nel creato circostante, però condizionato da un’aere sereno, in cui viene dipinta la magia di un tramonto, che la “ Vena”, è  riuscita a conclamare con una potenza pittorica non indifferente, satura di una colorimetria composta e nello spesso tempo passionale.

Francesca Vena da Cosenza: ” Pierrot ” -Olio su tela cm 40 x 50

Francesca Vena da Cosenza: ” Pierrot ” -Olio su tela cm 40 x 50

Sembra  quasi di assistere ad  un tema di romanticismo pittorico, come quello collaudato da Hayez, con il suo famoso bacio. Il veliero si avvicinerà  ed  infine il soggetto, potrà finalmente  abbracciare la persona tanto attesa e desiderata, terminando così  la sua estenuante “ Attesa “-  La nostra attesa, invece continua, con il prossimo dipinto.

Pur se il nome ci riporta ad un marcato  ed alludente francesismo, Pierrot è un personaggio nato dalla fantasia della commedia dell’arte italiana, alla fine del sedicesimo secolo. La sua rappresentazione teatrale, ebbe un successo inaspettato, mentre la sua figura, venne esportata  nei maggiori teatri dell’Europa, iniziando dalla vicina Francia. Questo Personaggio, oltre al divertimento che offriva, era un’ eterno romanticone  e si narra,  che fosse innamorato addirittura della luna, la quale  era in grado di farlo sognare e manifestare il suo lato romantico. Era un Mimo, cioè un’ Attore che si esprimeva con i gesti, senza proferire alcuna parola e piacque talmente tanto, che il grande Pittore Antoine Wattau,  lo illustrò in un suo celebre dipinto, in cui il nome Pierrot, venne sostituito  dallo pseudonimo di  Gilles.

Praticamente, in questo Mimo, si può identificare,una doppia personalità. Troveremo un valido rappresentante dell’umorismo, mentre dal lato opposto, ci accorgeremo di un uomo innamorato, che tra il tormento e l’estasi, approda con una forte carica romantica, sul nostro satellite, cioè .da sognatore qual’ è, si lascia andare ad  un metaforico allunaggio. In realtà, questa sua condizione, riflette quella di molti uomini, che non vengono corrisposti nel loro amore e la loro mente, fantastica in una dimensione poetica d’innamoramento.

Abbastanza evidente codesta condizione, nel dipinto della “ Vena”, che veste il clown, con un simpaticissimo look, anche se la disperazione è dipinta sul viso del soggetto. A quest’uomo manca qualcosa! Manca l’affetto, la comprensione o forse un bacio o una carezza,  per farlo sentire un essere umano. Questo sta ad indicare che l’Uomo, oltre alle necessità  naturali, ha bisogno di essere capito o compreso, se no la maschera che rappresenta, farà divertire all’infinito. Praticamente viene generata una forza interiore, che si contrappone ad un’altra, atta ad annullare la carica vitale. Al di fuori di questo concetto, analizzando l’opera, possiamo senz’altro confermare,  che la nostra brava Pittrice, ha valorizzato il dipinto, con un forte flusso luminoso, che in arte è indice di speranza, proprio come quando un raggio di sole, filtra facendo capolino tra le nubi, specialmente dopo una tempesta.

I volumi, ossia i rapporti iconografici, delle misure, vengono contenuti nella forma, esaltati a loro volta, dalle medio-campiture, che forniscono una saturazione completa ed omogenea nell’esposizione iconografica globale. I contrasti notevolmente sfumati, specialmente nell’allegoria scenografica, riportano qualitativamente all’espressione del viso del soggetto, che ha alle spalle, una Grancassa, che forse, ahimè, non

suonerà mai. Ottimi i tentativi di trucco sul viso, che esaltano la realtà circense. Forse, per concludere, in ognuno di noi, si nasconde un Pierrot, sia nel bene,che nel male – L’importante è portare avanti, la mimica sell’esistenza, senza condizionamenti ed in un’assoluta libertà.

Cambiamo argomento,

Francesca Vena da Cosenza - “ Il risveglio della classicità “- Olio su tela. Cm 60 x 80 - anno di produzione 2015

Francesca Vena da Cosenza – “ Il risveglio della classicità “- Olio su tela. Cm 60 x 80 – anno di produzione 2015

analizzando il prossimo dipinto:

Francesca Vena da Cosenza, in questa sua bella opera, ci propone un viaggio indietro nel tempo, secondo la veduta metafisica Dechirichiana: Infatti da un concetto naturale, rafforzato da un equilibrato panteismo, ci riporta ad un tardo Ellenismo, anteriore al Cristianesimo, cioè  a circa 21  e più, secoli fa. Un capitello, con una testa marmorea femminile, alla base, probabilmente un riferimento ad una Dea dell’Olimpo ed un gruppo marmoreo raffigurante un uccello, fanno parte degli elementi costitutivi del dipinto, che riportano al passato, attraverso il labirinto della metafisica di De Chirico e del fratello. Un verde rigoglioso, predomina sulla natura, diffondendosi nelle varie tonalità presenti, senza per questo andare ad urtare, il contesto greco,appena descritto.

Oltre le filosofie umane, dalle quali sono nate le religioni, una forte luce Divina, filtra in lontananza nel cielo, per illuminare la civiltà e l’esistenza umana. I passaggi intermedi del verde, hanno una fortissima dominante, che viene attutita in prossimità degli elementi  appena descritti, senza però per questo,  codificarne o variarne il significato. Praticamente quest’opera è un inno alla vita,che in una chiave prettamente naturale, esalta la magnificenza universale del creato e del suo Creatore, che Francesca Vena, è riuscita perfettamente ad esaltare nella sua  versione pittorica-

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Francesca Vena da Cosenza – “ Natura morta, con composizione floreale “

A questo punto, la nostra Autrice, ci ha letteralmente  magnetizzati, con la  sua arte pittorica e noi, da buoni intenditori quali siamo, andiamo ad analizzare un’altra sua opera

Ci fu un periodo nella storia dell’arte, di grande arricchimento culturale, per quanto riguarda la pittura e nacque una maniera nuova ed insolita, d’illustrare le nature morte ed altri soggetti.

Questo nuovo stile, venne ricordato come il Periodo Fiammingo o più semplicemente arte Fiamminga, trovando la sua massima espressione,  nei Paesi Bassi.  Francesca, ci offre con questo suo dipinto, la piena dimostrazione, che è all’altezza della situazione. Penso che sia giusto,a questo punto, fare un breve accenno alla scuola fiamminga, pure per far comprendere meglio al lettore, il dipinto di Francesca Vena da Cosenza. L’arte o pittura Fiamminga, fu una corrente pittorica, che ebbe origine nelle Fiandre, specialmente nei Paesi Bassi, ossia l’attuale territorio del Belgio ed inizialmente in  Zone circostanti.

Questo nuovo movimento, fu proposto,  grazie a  Jan Van Eyck e trovò la sua massima fioritura nel XV° secolo – Poiché  l’uso dei colori ad olio, molto diffuso all’epoca, comportava dei seri problemi (Non erano i colori ad olio che utilizziamo oggi), i Fiamminghi, tentarono di perfezionare questa tecnica: Infatti i colori usati allora, impiegavano molto tempo ad essiccare, per non parlare poi che quando asciugavano, tendevano ad inscurire, trasgredendo la regola dell’Artista, che li aveva proposti in altra maniera.

Altri Autorevoli Pittori, rafforzarono i valori e la diffusione dell’arte fiamminga, come: Pieter Paul Rubens, che scese a Roma per conoscere il Caravaggio e non trovandolo, propose al Duca di Mantova, l’acquisto dell’Opera ”La Morte della Vergine”, sempre del Merisi. Poi ci fu Antoon Van Dick, che contribuì anche,  alla nascita dell’arte Barocca. Tuttavia, questa nuova scuola pittorica, aveva le sue regole da osservare, che erano queste:

  1. uso solo dei colori ad olio,
  2. la luce deve essere in grado di unificare gli spazi,
  3. La realtà, deve essere rappresentata nel miglior modo possibile,
  4. il miniaturismo nelle varie campiture di un soggetto rappresentato, deve essere accettato ed illustrato fin nei minimi particolari,
  5. Nei ritratti, i Soggetti raffigurati, dovevano essere illustrati per ¾, in modo d’ avere maggiore cognizione dei  tratti anatomici e fornire all’osservatore maggiori dettagli e conoscenza.

La scuola fiamminga oltre scene religiose, paesaggistica e ritratti elaborò con grande impegno anche l’arte della natura morta, specialmente per quanto riguarda la composizione floreale e nacquero quindi, opere di inestimabile valore,che ancora oggi, sono oggetto di positive critiche, da parte degli organi competenti-

Giorno 9 agosto 2016, in una magnifica sala consiliare, in una interessantissima cornice medioevale del Comune di Fiumefreddo Bruzio (CS), ho partecipato all’inaugurazione di una mostra pittorica, dedicata a Francesca Vena e ad un’altro grande Intarsiatore ligneo, che è lo Scultore Claudio Verdoni da Roma.

Ho notato subito, la composizione Floreale in stile fiammingo ed ho detto in privato a Francesca:” Brava, ti sei attenuta alle regole di questa corrente” – Infatti, la scuola fiamminga, nell’illustrazione di vasi contenenti fiori, prevede nella maggior parte dei casi, che il bordo del vaso, non si debba mai vedere,  rimanendo così, coperto, da fiori, petali, foglie, rametti e  steli.

Le tinte di fondo, o gli effetti scenografici, dovrebbero essere quasi sempre scuri, in modo da mettere in risalto, la composizione in primo piano. Lo stesso accorgimento, veniva utilizzato dal Caravaggio in molte sue opere e da qui, possiamo dedurre, che anche la pittura fiamminga, abbia attinto sotto certi aspetti, dal Caravaggismo. Il flusso luminoso, magistralmente distribuito, va ad interessare le campiture frontali, illuminando inoltre, la zona  sinistra del dipinto, per cui è proprio la luce che unifica l’elaborazione, proprio come prevede la regola del Movimento.

Il vaso, arricchito dai disegni, con una magnifica  decorazione, ci informa che trattasi di un contenitore di porcellana, nelle cui  campiture superiori, prevale la diffusione delle ombre, più o meno intense, prodotte dal fascio incidente di luce sulla vegetazione sovrastante. Nonostante questo, se prendessimo  in esame la base orizzontale inferiore dell’opera e dedicheremo qualche minuto di osservazione, avremo la netta sensazione, di vagare nell’infinito e di conseguenza, di essere trasportati in un contesto soggettivo, tipicamente surreale, dove percepiremo i suoni ed i  profumi della natura.

I fiori sono curati nei minimi particolari ed anche se il numero è abbastanza rilevante, non certo va a codificare la bellezza di un dipinto, di questa straordinaria portata. Una cosa però dobbiamo enunciarla: Francesca Vena, che è  un’Artista Autodidatta, non avendo approfondito lo studio sull’arte, è riuscita perfettamente ad imporsi all’attenzione del grande Pubblico, probabilmente meglio, di chi ha alle spalle anni ed anni di apprendimento della materia e qui torna puntuale il mio aforisma: ”L’arte è un dono di Dio, che scorre nelle vene dei Veri Artisti, mentre lo studio, può senz’altro arricchirne la cultura, perchè Pittori si nasce, non si diventa!

Potremmo parlare ancora a lungo, di un’artista di queste grandi potenzialità pittoriche, anche perché dispone ancora  di un buon numero di opere e sinceramente, lo farei all’infinito: Solo, che mi rendo conto, che una recensione, anche se è bella ed interessante  da leggere, deve essere contenuta, per non fare stancare il Lettore.

Quindi il mio compito termina qui, augurando alla nostra brava Pittrice, un avvenire, che potrebbe esaltarla e gratificarla per l’operato, dal mondo italiano dell’arte e le auguriamo di realizzare quel suo sogno di Bimba, desiderosa di scoprire il mondo dell’arte, con prestigiosi encomi,che non tarderanno certamente ad arrivare. La ringraziamo di averci condotti per mano, nel suo meraviglioso universo d’Artista e farci vivere il suo sogno, attraverso quelle significative cromie, che hanno attivata la nostra fantasia, dove la spettacolarità dei suoi giochi pittorici, ci hanno condotti attraverso il tempo, a parlare della complessa,dolce ed infinita, storia dell’arte.

Grazie per avermi letto:

Pasquale Solano.

Autorizzo la diffusione del presente mio scritto, esclusivamente ai Signori Michele Sirca e Teresa Loriga, per il sito www.museodellarte.it

Scrittipasqualesolano@copyright 2016.

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