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IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE, Recensione

IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE

di Josep Maria Miró Coromina

Regia di Marco Bellocchi
Con:
Laura Monaco – Manuel Ricco – Gianluca Vicari – Marco Bellocchi

In scena al Teatro L’Aura dal 10 al 20 Dicembre 2015
Dal giovedì alla domenica. Giovedì – Sabato ore 21.00 Domenica ore 18.00
Vicolo di Pietra Papa, 64 (angolo con Via pietro Blaserna, 37) 00146 – Roma

info e prenotazioni 0683777148 oppure nuovoteatrolaura@gmail.com

Il principio di archimedeQuesto è uno di quegli spettacoli che ti portano a “rifletterci sù” anche fuori dal Teatro, a sipario chiuso. Atto unico dal quale ti alzi dalla poltrona con le mani arrossate dagli applausi, asciughi le lacrime di commozione, fai due passi verso il parterre e capisci di aver assistito a qualcosa di bello!….e credetemi, ormai non è così scontato!

Cominci ad interrogarti su alcuni dubbi che, intelligentemente, il testo lascia dentro agli spettatori che hanno voglia di avvicinarsi il più possibile alla mente dell’autore.

Poi all’improvviso capisci che hai appena vissuto un’ora e venti di quotidianità!
Questa la grande forza de’ “Il principio di Archimede”. Non ci svela nulla, non ci racconta niente di nuovo, non ha la pretesa di rispondere a nessuna domanda, ma al tempo stesso non è mai banale…..perchè tutto può accadere, perchè i finali possono essere svariati ma, forse, quello scelto dall’autore è l’ultimo a cui avremmo pensato.

Prendiamo una piscina, due allenatori di bambini, una direttrice alla quale viene risvegliata la paura dei suoi traumi, un papà che si elegge a  portavoce dei genitori che vivono l’ansia della violenza sui propri figli…..e avremo un testo che non parla di pedofilia ma della “paura della pedofilia”.
Già, perchè in questo spettacolo di sicuro non c’è niente. C’è il dubbio….la paura appunto, ma mai la certezza di un orrore che spesso, troppo spesso, si vive ad ogni angolo di strada.
E’ difficile collocare questa messa in scena in un genere specifico. Nel comunicato stampa viene presentato come “tragicommedia”, ma la “commedia” o la “tragedia” in questo caso è data non tanto dal testo stesso, ma dalla disarmante sensazione di aver visto uno spaccato di vita “normale” nel quale tutti possiamo rispecchiarci.
Regia pulita e puntuale  che ha abbracciato l’impresa di affrontare una sceneggiatuta fatta di flash back che mai affatica lo spettatore. Impresa superata egregiamente anche grazie alla scelta di una recitazione naturale dove nulla si avvicina, neanche lontanamente, a nessun estereotipo.
L’idea di utilizzare, in alcuni frammenti di scene, dialoghi registrati mentre l’azione si svolge normalmente, oltre ad aumentare la suggestione, avvicina il tutto ad una realtà cinematografica.
Attori splendidi, disinvolti anche in una fisicità molto presente, capaci di accompagnarti nei vari salti temporali in maniera impeccabile.
L’ultimo encomio va’ sicuramente alla scelta del disegno luci che in uno spettacolo del genere può rappresentare la differenza.
Concludo questo mio pensiero scrivendo quello che ho detto appena fuori dal Teatro ad alcune persone che non hanno potuto assistere al debutto di questa sera: questo è uno spettacolo che BISOGNA vedere.
Rinnovo quì il mio applauso.

Stefania Ranieri


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