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Il tuo sguardo – di Luisa Simone, Critica di Pasquale Solano

Luisa Simone

Tu mi hai creato

Io ti ho dipinto…

Cosa pensi

Che possa

Fare un

figlio….

Si..

Con poco colore..

Ma tanto amore..

Caro papà…

Tremo di emozione

A rimirar

Il tuo sguardo fiero..

Il tuo sguardo

Che mi ha visto

Crescere..

Il tuo sguardo..

Che mi ha insegnato..

A vivere come te nell’onestà

In quella miseria

Profumata

Di nobiltà

Caro papà

Sai mi sono laureato

Tu lo desideravi tanto

I tuoi sacrifici

Vedi…

Hanno dato risultato

Come mi guardi papà

Come allora….

Non sarò più solo

La sera….

Come aprirò

La porta..

Troverò

Il tuo sguardo…

Che come allora

mi aspetta.

Per questo

Papà

Ti ho dipinto…

Per riaverti qui

Con me…

Il tuo sguardo

Mi…Sorride

Si…

Ci sono …

riuscito

(LUISA SIMONE)

Critica di Pasquale Solano

Questa volta, due Grandi Artisti, quali sono, ossia la Poetessa Luisa Simone ed il Noto Ritrattista Sardo, il Maestro Giorgio Melis da Selargius, hanno dimostrata una grande abilità Artistico – letteraria comunicativa, che valorizza, il nuovo concetto d’arte, espresso, attraverso la Poesipittura.

Non e’ per essere ripetitivi, ma siamo a conoscenza già da tempo, che la Poesipittura non e’ altro che l’arte, esplicata attraverso due sostanziali discipline, che sono la pittura, accompagnata, anzi mi permetto di coniare un nuovo più appropriato termine o aggettivo qualificativo: ”Corteggiata”, dai versi di un Autore, che ha il preciso compito di rafforzare, il messaggio emanato dal dipinto stesso.

Quindi, la regola, stabilisce che la poesia, venga trascritta regolarmente e fisicamente sull’opera. Il risultato, e’ davanti ai nostri occhi, riuscendo ad affascinare e coinvolgere l’interesse dell’Osservatore. Questa volta però, desidero fornire una logica artistica, che va a perdersi nella notte dei tempi.

Veniamo al dunque: Se domandassi a qualcuno di voi, cosa sia un decoupage, certamente e soprattutto per l’etimologia del termine, sareste propensi a rispondere che e’ di pura derivazione francese. In effetti non e’ così, poiché l’arte del decoupage, è nata, pensate un po’ dove?…… in Siberia, molti secoli fa.

Oggi nel ricordare una persona deceduta, si pone la sua foto, sulla lapide e se avete fatto caso, in ogni sepolcro, esistono sempre dei caratteri scritturali, magari sotto forme di massime o di pura derivazione evangelica, che in realtà, ci rimandano al ricordo, della Persona che ormai non c’e’ più.

La stessa cosa avveniva, nei cimiteri della Siberia, considerando che allora, ancora non esisteva la fotografia. Quindi sulla pietra sepolcrale, veniva applicato con speciali resine e colle, un decoupage, che in linea di massima, rappresentava il defunto, alla cui memoria, venivano dedicati dei versi di abbellimento.

Questa tradizione, venne poi ripresa dagli Egizi, dai Greci, dai Popoli dell’antica Mesopotamia, per arrivare infine nel Lazio ed in Toscana ed essere condivisa dagli Etruschi e Latini.

Naturalmente questa tecnica, si diffuse poi rapidamente, anche in Europa, riuscendo ad assorbire nel tempo, il resto del mondo. Il maestro Giorgio Melis, ricorda con affetto, il suo Genitore e naturalmente, considerato il fatto che e’ un abile ritrattista, non si e’ dimenticato di proporre in una sua opera le sembianze del Padre, con le sue significative cromie.

Senza avere mai conosciuta questa persona, siamo propensi ad accomunare i tratti somatici del soggetto del dipinto, con quelli Di Giorgio, mentre vagamente l’idea, ci riporta a questa considerazione. L’uomo del ritratto, cromaticamente elegante nelle fattezze, sembra rispecchiare con Autorità, il DNA sardo, affiancato da tutte le sue tradizioni.

E’ una durezza apparentemente accettabile, in quanto dentro quegli occhi, si nasconde la verità di una vita, condizionata da tanta laboriosità e bontà e proprio Uomini come questo, sono stati i reali Maestri della nostra esistenza. Da loro abbiamo tanto da imparare e se ci rendessimo conto dei loro sacrifici, seguendo il loro esempio, il mondo sarebbe nettamente migliore.

Le cromie del nostro bravo Autore, diffuse con le sfumature di un ponderato seppia, ci trasportano in una dimensione lontana, dove riaffiora con signorilità, l’ombra della rimembranza o del ricordo, di un recente passato. Naturalmente poi lo sguardo, rappresenta quella specialità artistica o cavallo di battaglia, nel quale il Melis, sa ragionevolmente effondere uno spirito artistico vitale, ossia conferire, un’anima.

A questo punto,entra in gioco la Poesipittura, cioè occorre inserire nel dipinto, la parte scritta e Giorgio Melis, per il ritratto del Padre, vuole una Poetessa, veramente capace di esprimersi con il cuore, ma soprattutto con la penna, affida dunque il compito a Luisa Simone, la quale lo sorprende veramente, con la sua trascrizione.

Nasce dunque, una delle migliori opere di Poesipittura di tutti i tempi, per mano di due grandi Autori e quando le cose vengono fatte per bene, il risultato e’ davvero sorprendente ed aggiungo soddisfacente.

Il sipario poetico,ossia l’ouverture di questa bella lirica, Luisa Simone, lo apre con un pensiero, che a mio modesto parere, va a sfiorare il pensiero del Sommo Poeta Dante Alighieri, considerato il Padre della lingua italiana: In fatti il nostro Vate Fiorentino si rivolge poeticamente a Maria, la Madre di Gesù con questa frase iniziale: ”Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio .…..” e la medesima cosa, può essere equiparata nella lirica della Simone: ”Ti mi hai creato, io ti ho dipinto”.

Praticamente esiste in ambedue i casi, un’assonanza che s’irradia parallelamente sulla stessa frequenza, in cui e’ percepibilissimo il fattore, dello scambio della vita, con una retorica aggraziata e modellata con elegante saggezza letteraria.

La nostra Autrice, crea di sana pianta, delle vicende biologiche, improntate in una sequenza abbastanza accettabile ed intuitiva, anche se la sua fantasia poetica, tende ad un fluttuante positivismo. La didascalia proposta, è abbastanza convincente e non va ad urtare un delicato accenno ad un sottile velo di Romanticismo, inteso come forma abbreviata.

Quanto appare umanamente tenera ed intensa la strofa: Caro papà, Sai mi sono laureato Tu lo desideravi tanto I tuoi sacrifici Vedi… Hanno dato risultato. Che sembra offrire la chiave d’interpretazione, dell’intera composizione. Forse ambedue i nostri Artisti, hanno toccato un delicato tasto, quello di un ricordo vissuto nella fantasia.

Una cosa però è certa: Sono riusciti, a far melodicamente squillare, quello strumento che è la Cetra della nostra anima, trasportandoci in un Pathos equilibratamente ed umanamente ben definito, ove il reale raziocinio, viene annullato dal cosmo della fantasia.

Praticamente ci hanno introdotti, in una fluttuante libertà poetica, dove la realtà finisce (il dipinto del Melis) ed il sogno potrebbe iniziare (La poesia di Luisa Simone).

Meglio non avrebbero potuto fare e noi li ringraziamo a nome di tutta la Poesipittura italiana: Grazie di avermi letto:

Pasquale Solano.


Luisa Simone

Luisa Simone

La Poetessa Luisa Simone Autrice Della poesia, i cui versi, hanno valorizzata La Poesipittura Italiana.

 

 

Giorgio Melis

Giorgio Melis

Il Maestro Sardo della ritrattistica, Giorgio Melis da Selargius, Responsabile della Poesipittura nella Regione Sardegna, che attualmente insegna le tecniche pittoriche, all’Università della terza età presso Cagliari, Intento a dipingere uno dei suoi tanti capolavori.

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