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INTERVISTA A SONIA MERCHIORRI (Attrice)

Sonia MelchiorriINTERVISTA A SONIA MERCHIORRI (Attrice)

 

Sonia Merchiorri è una giovane attrice, diplomata da circa due anni presso la Scuola Professionale “Il cantiere Teatrale”. Numerose già le sue esperienze di palcoscenico sia in ruoli brillanti che in ruoli più impegnati e drammatici. Diverse le sue esperienze nelle vesti di “aiuto regia” accanto a noti professionisti. Ma conosciamola meglio………

 

Ciao Sonia. Ho premesso che sei una giovane attrice, oltre che una giovane donna. Quando hai capito che il Teatro era il mondo in cui volevi affermarti?

 

Ciao!

Non posso assolutamente dire che il teatro è stato il mio sogno fin da bambina… anzi… sono quella che alla recita della scuola materna, nel ruolo di pastorello, è svenuta!

Dopo questo spiacevole episodio e dopo numerosi tentativi provando a interpretare, senza troppo successo, degli animali, una goccia d’acqua e vari angioletti negli spettacolini delle scuole materne ed elementari, ho deciso di frequentare il corso in prima media.

Dopo di che, il trasloco. Ovvero trauma adolescenziale (hai presente il film d’animazione “Inside Out” uscito da poco? Esattamente la stessa storia).

Per un po’ ho smesso di fare sport o di avere hobby (una specie di ribellione finalizzata a non so bene cosa!). Finchè, un giorno, dico a mia mamma “mamma, voglio fare un corso di teatro”. Da lì non mi sono più fermata. Corsi amatoriali e non, fino a frequentare il corso di recitaizone professionale de “Il Cantiere Teatrale” una volta finiti gli studi di ingegneria.

 

Sei passata quindi da un “approccio amatoriale” ad uno professionale. Quali sono le maggiori differenze che hai trovato tra queste due realtà?

 

La mentalità. Il modo di vederle e di approciarsi.

Più che da parte degli altri, da parte di chi lo fa. Fino a quando non capisci che è un lavoro, che è il tuo lavoro, e che come tale va fatto fino in fondo, rimarrà sempre in te uno strascico di amatoriale (senza nessuna offesa o pregiudizio nei confronti del teatro amatoriale, anzi).

Detto ciò, sia nell’amatoriale che nel professionale, la cosa importante è fare le cose bene.

 

Quanto ritieni comunque importante il quasi infinito panorama del Teatro Amatoriale?

 

Importantissimo!

È da lì che siamo partiti tutti!

E poi, il teatro amatoriale mantiene lo spirito del teatro “sano”.

Mi spiego meglio: quante volte nell’ambito professionale si vedono comportamenti non troppo corretti da parte di svariati colleghi? Ecco… nell’amatoriale vive e sopravvive la voglia di fare teatro per amore, di se stessi e degli altri, la voglia di divertirsi e di far divertire, la voglia di riflettere e far riflettere. La voglia di sentirsi parte di un qualcosa più grande di noi.

 

Quali sono le difficoltà con le quali una giovane attrice deve scontrarsi ogni giorno?

 

Fare il proprio lavoro!

Riuscire ad avere opportunità per esibirsi, portare avanti i propri progetti, farsi conoscere, trovare persone che abbiano voglia di sudare, sacrificarsi e lottare per portare avanti un progetto, un’idea.

La cosa inoltre che mi innervosisce tanto soprattutto di tanti attori della mia età è il fatto di utilizzare la parola “artista” come scusante: troppo spesso si sente dire “non posso occuparmi di questo o quest’altro, sono un’artista”, dove le espressioni “questo” o “quest’altro” si riferiscono principalmente a beghe burocratiche o impegni concreti, che esulano puramente dallo studio di un testo o di un personaggio.

Sento anche spesso dire “non vado a fare provini, se vogliono mi cercano”, e dopo poco tempo lamentele del tipo “ma non mi chiama mai nessuno!”

Credo che questa pigrizia, questa staticità siano sintomo di un malessere più generale, ma nel nostro lavoro è assolutamente deleterio.

 

Spesso ho sentito dire che il mestiere dell’attore, soprattutto per una donna, compromette in maniera quasi mortificante la vita privata. Sei d’accordo?

 

Potresti parlare con la mia coinquilina, che non fa altro che lamentarsi perché sono sempre fuori casa! “Il teatro, bello, ci si vuole bene, però…” [cit]

Non so se ci sia differenza tra uomo e donna. Credo solo che il teatro sia comunque una scelta “di vita”, che comporta di conseguenza rinunce e sacrifici. Se lavoro di sera, è ovvio che potrei avere discussioni con un ragazzo che, lavorando in ufficio, esce di casa la mattina presto e rientra verso tardo pomeriggio, esattamente quando devo uscire io.

Bisogna essere pronti a capire cosa è più importante per noi.

Ma la situazione non è così drammatica: so di tanti compagni/e e fidanzati/ e di colleghi che accettano tutto ciò senza mai una lamentela! E vedo tanti miei colleghi/e avere una vita sentimentale e privata tranquillissima e serena!

 

Il ruolo che ti ha creato più problemi?

 

Dunque…sicuramente il ruolo di Eva nella commedia “60×80”, regia Elisabetta De Vito e Ciro Scalera, andata in scena al Teatro L’Aura nell’Ottobre di quest’anno… il testo è di una certa Stefania Ranieri, che è stata anche attrice… la conosci per caso?!

…vagamente si……

 

Ma il primo ruolo che mi ha messo veramente in crisi è stato il ruolo di Medea nella trasposizione de “Le Metamorfosi” di Ovidio fatta da Giovanni Carta… lì mi si chiedeva di fare un salto in alto, di andare oltre la tecnica e la scuola… ho fatto fatica, ci ho lavorato giorno e notte… spero almeno un saltino di averlo fatto!

 

Alla luce di quanto detto sopra, consiglieresti ad una tua amica/coetanea di “imbarcarsi in questa avventura”?

 

Dipende… c’è da sudare, da studiare, da faticare… i miti di “so’ figo quindi faccio l’attore” purtroppo esistono e sono molto seguiti…

Ma se si decide di intraprendere questa strada, è anche il mestiere più bello del mondo…

 

Adesso siedi per un attimo in platea….qual’è la prima cosa che “guardi” da spettatrice in una messa in scena?

 

Ancora prima dell’apertura del sipario guardo l’impianto luci (il background da ingegnere ogni tanto si fa sentire!)

Poi guardo dove è collocata la postazione della regia e del tecnico… dopo di che inizio a immaginare gli attori dietro le quinte: i piccoli rituali scaramantici, l’ansia, la voglia di salire sul palco, gli imprevisti dell’ultimo secondo…

 

Se non facessi l’attrice, ma volessi rimanere sempre nell’ambito teatrale, che ruolo ti piacerebbe ricoprire?

 

Devo dire, ultimamente mi sto appassionando alla figura del regista… mi appassiona il fatto di far combaciare tutto perfettamente, di dare un significato ad ogni cosa… di far qudrare tutto guardando le cose dal di fuori… di sbalordire, sorprendere e stupire… ma penso di avere ancora tanta strada da percorrere e tante cose da imparare

 

Ricordi la primissima battuta che hai pronunciato davanti ad una platea?

 

Ricordo, a parte lo svenimento da pastorella, la prima recita fatta alla scuola media… recitavamo una poesia di Madre Teresa di Calcutta. Ognuno di noi aveva uuna frase: doveva staccarsi dal gruppo, andare in proscenio e dirla, dopo di che tornare nel gruppo… la mia frase era “la vita è un sogno, sognala!”

… grazie per avermi fatto ricordare questo episodio… non ci avevo mai riflettuto!

 

Grazie Sonia per la tua disponibilità. In bocca al lupo per i tuoi progetti e…….MERDA!

 

Merda Merda Merda! Grazie mille!

 

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