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INTERVISTA A FABIOLA CANGIANO (Attrice) di Stefania Ranieri

INTERVISTA A FABIOLA CANGIANO (Attrice)

 

Fabiola Cangiano è nata e vissuta a Napoli per i suoi primi 19 anni, da circa 5 vive a Roma dove ha cominciato a muovere i primi passi in ambito teatrale. Già diverse le ore di palcoscenico in ambito professionistico e al suo attuale conta anche un’esperienza come aiuto regia.

 

Ciao Fabiola. Quale è stato il motivo che ti ha spinto ad entrare nella prima scuola di Teatro che hai frequentato? Quanti anni fa’ è accaduto?

Ciao Ste. È iniziato tutto un po’ per gioco, per curiosità più che altro, la bellezza di quasi cinque anni fa. E mica me ne ero mai accorta che erano passati già così tanti anni! Insomma ero a Roma, praticamente da sola, con troppa voglia di fare tutto e il contrario di tutto e frequentare i miei colleghi di università non mi bastava, e da lì l’idea di provare a vedere come funzionava questo mitico mondo del teatro. E alla fine ci sono rimasta!

 

Quanto la scelta di abbracciare un ambito professionale ha cambiato la tua vita?

 

Beh il punto è che quando studi, studi, studi, poi, è un po’ il professionismo che viene a cercarti, indipendentemente da quanto tu l’abbia consapevolmente scelto o meno. Certo è che quando ti rendi conto di fare parte di quel mondo, o almeno a me è successo questo, le tue domande sulla vita e sul futuro cambiano,con tutte le angosce che ne derivano. Ma anche con tutte le gioie che ti piovono addosso quando sai di stare facendo bene il tuo lavoro. Probabilmente si può dire che il professionismo ha cambiato la mia ottica nei confronti della vita e il mondo di prendere ed apprendere da essa.

 

Qual’è l’ultimo pensiero che fai prima che si apra il sipario?

 

Ma chi cazzo me l’ha fatto fare?!?!?! Vabbe mo c facc vrè ij!! (per i non napoletani il senso è: “ora li lascio a bocca asciutta” più o meno! )

 

Il personaggio che più ti spaventerebbe interpretare?

 

Me stessa!

 

Credi che un’attrice possa conciliare vita privata e Teatro?

 

Eh…è complicato, non hai orari, giorni liberi, malattie, ferie ecc (specie se per campare sei costretta a fare anche altro!)ma alla fine le persone e le cose che veramente contano riescono ad avere un angolino nella tua vita. Poi ti ricoverano! Ma vabbè questo è un dettaglio.

 

Veniamo un po’ alle tue origini. Origini che teatralmente parlando possono pesare molto. Senti su di te la responsabilità di “dovere in qualche modo” rapportarti ad un tipo di Teatro che ha conosciuto mostri sacri come De Filippo?

 

 Io non sento la responsabilità di “dovermi rapportare”, bensì è quel Teatro che fa parte di te, anche inconsapevolmente. Fa parte di ogni battuta, di ogni gesto, di ogni respiro che fai in scena. Tutti i napoletani, anche quelli che con il teatro non c’entrano nulla, sono figli e padri orgogliosi di quelle personalità. E da teatrante, o almeno,da“una che ci prova” è motivo di orgoglio più che di opprimente responsabilità, sapere di appartenere, volente o nolente, ad un pezzo di grande storia dell’umanità, nel senso più alto del termine.

 

Quanto ha rappresentato, o rappresenta, un ostacolo l’essere spesso “legata” a personaggi che frequentemente fanno emergere uno stereotipo di giovane donna napoletana?

 

È stato un ostacolo fino a quando ho creduto di non poter fare nient’altro oltre a “la giovane donna napoletana” e che sarei stata sempre relegata ad un certo tipo di ruoli.

Dal momento in cui ho capito che ero in grado di fare anche altro, è diventato un punto in più, un valore aggiunto, che in certi momenti mi ha fatto raggiungere dei picchi di sacralità e di sensazione di essere al punto giusto al momento giusto, precedentemente inimmaginabili.

 

Scendiamo per un attimo dal palcoscenico e immaginiamo di essere in prima fila nel bel mezzo di uno spettacolo che si sta dimostrando disastroso. Quali sono i sentimenti che ti attraversano?

 

Oddio. Soffro con gli attori, sento i loro timori,le loro sensazioni, i loro dolori e a volte rido se invece mi rendo conto che gli attori sono assolutamente inconsapevoli di quello che sta succedendo. Penso a quello che si diranno dopo in camerino, che probabilmente qualcuno piangerà, qualcuno penserà di mollare tutto.. almeno fino al giorno dopo, alla replica successiva, quando comincerà un’altra storia, tutto da capo.. con nuovo finale.

 

Cosa fa’ di uno spettacolo “lo spettacolo”?

 

Questa è una domanda difficile, perchè estremamente soggettiva e confutabile. Per me uno spettacolo è tale quando riesce a toccare delle corde che tu neanche credevi di avere, quando pubblico ed attori respirano all’unisono, vivendo, soffrendo e ridendo come se fossero un tutt’uno, un solo organismo emotivo. In sintesi, per me uno spettacolo è “lo spettacolo” quando vive, quando respira e si emoziona trascinando con se tutta la platea, è in quei momenti che avviene la magia del teatro, e le persone che vi sono entrate, non saranno le stesse che vi usciranno.

 

Ricordi la primissima battuta che hai pronunciato davanti ad una platea?

 

Un grammelot. Impossibile dimenticarne la follia!

 

Grazie Fabiola per il tempo che hai dedicato a questa breve intervista. MERDA SEMPRE!

 

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