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Leonardo Da Vinci

Leonardo di ser Piero Da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) è stato un pittore, ingegnere e scienziato italiano. Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento, incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista e, in generale, progettista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell’umanità.

Leonardo Da Vinci era affascinato dai colori, la cosa che lo colpiva maggiormente era l’effetto che aveva l’atmosfera sui colori dei soggetti più distanti. Una delle teorie pittoriche affinate da Leonardo Da Vinci è l”Inazzurrimento dei lontani” che consiste nell’aumentare la percentuale di Ciano nei soggetti terzo piano (montagne) per dare una maggiore illusione di profondità nelle opere. Questo effetto è dato dalla sovrapposizione dei vari strati dell’atmosfera che dona una colorazione sempre più azzurrina man mano che l’occhio umano si allontana dai soggetti in primo piano. Da Vinci non fu il primo ad accorgersi di questo ma fu il primo a registrare calcoli e spiegare tecniche per rendere questo effetto nella pittura

Il Vasari riferisce della sua generosità, della sua grandezza d’animo e del suo orgoglio: «andando al banco per la provvisione ch’ogni mese da Pier Soderini soleva pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci di quattrini, ed egli non li volse pigliare, rispondendogli: “Io non sono dipintore da quattrini”»; della piacevolezza della sua conversazione e del suo amore per gli animali: «spesso passando dai luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandogli di gabbia, e pagatogli a chi li vendeva il prezzo che n’era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendogli la perduta libertà». E questa sua compassione e tenerezza nei confronti degli animali si lega alla notizia, riferita da Andrea Corsali, sul fatto che Leonardo fosse vegetariano.

Dai suoi scritti traspare, però, l’immagine di un uomo molto meno socievole di quello che l’agiografia vasariana voglia imporre: «se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo, e se sarai accompagnato da un solo compagno, sarai mezzo tuo, e tanto meno quanto sarà maggiore la indiscrezione della sua pratica. E se sarai con più, cadrai di più in simile inconveniente» e altrove scrive ancora che «salvatico è quel che si salva» e in tante parti dei suoi manoscritti appare la sfiducia e il pessimismo nei confronti della “umana spezie”. Le sue ricerche e i suoi lavori venivano infatti preferibilmente espletati in solitudine, come ricorda la vivace descrizione del maestro all’opera al Cenacolo di Matteo Bandello nella sua novella LVIII. Non era solito seguire regole rigide o abitudini prefissate, preferendo assecondare l’estro e l’ispirazione del momento. La sua ricerca quasi maniacale della perfezione, con infiniti ritocchi e modifiche (come avvenne per la Gioconda) derivano dalla sua convinzione per cui la pittura, a differenza della musica, è destinata a restare e non a esaurirsi nella singola esibizione: «la pittura non muore immediate dopo la sua creazione come fa la musica, ma lungo tempo darà testimonianza dell’ignoranza tua […] ma se studierai […] tu lascerai opere che ti daranno più onore che la pecunia».

Considerato per la vastità dei suoi interessi la massima e irripetibile manifestazione del Rinascimento, Leonardo, non legato a nessuna città, Stato o principe, è il primo esempio del cosmopolitismo degli intellettuali italiani, unico in Europa, espressione di una frattura fra cultura e popolo destinata a prolungarsi fino ai nostri giorni.

La biblioteca di Leonardo venne lasciata in eredità al fedelissimo Francesco Melzi che, all’indomani della scomparsa del suo maestro, si trasferì da Amboise alla propria villa di famiglia a Vaprio d’Adda, portando con sé libri, manoscritti e strumenti di bottega appartenuti a Leonardo. Di questa raccolta parlarono l’Anonimo Gaddiano (1537-1542), Giorgio Vasari (1568) e Giovanni Paolo Lomazzo (1590), che la ricordano come gelosamente custodita.  Vasari ricordò inoltre come un pittore milanese (forse Aurelio Luini) possedesse alcuni scritti di Leonardo “scritti con la mancina a rovescio”.

Dall’analisi dei codici vinciani si è potuto ricavare almeno una parte dei testi posseduti da Leonardo per i suoi studi. Nel 1504 dichiarava infatti in un suo scritto di avere oltre un centinaio di libri più una cinquantina di raccolte di suoi scritti: venticinque “piccoli”, sedici “più grandi”, due “maggiori”, sei in “carta pecora” e uno con “coverta di camoscio verde”. La biblioteca di Leonardo doveva comprendere:

Fonte Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_da_Vinci



 

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