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Luigi Falcone e Rosella Lubrano – Critica a cura di Pasquale Solano

Luigi_e_Rossella

E’ sempre un onore per il Sottoscritto, commentare dipinti di un certo livello e valore artistico. Non è la prima volta, che intervengo professionalmente parlando, nell’offrire un mio disinteressato giudizio, ai lavori dell’Illustrissimo Professore Luigi Falcone, il quale ancora una volta, ci offre una qualità figurativa, di elevato prestigio e rendimento, con questa sua opera dal titolo: L’Acchiappanuvole”- Già il titolo, è tutto un programma, che gradatamente, andremo a rivelare.

L'Artista Luigi Falcone Docente d'arte

L’Artista Luigi Falcone Docente d’arte

Devo porgere a questo Artista Professionista, i miei complimenti, per il suo operato, anche se devo ammettere che con le sue opere, riesce a mettere in crisi, qualsiasi Critico e su questo, come vedremo, credo non non possano sorgere dubbi.

Innanzitutto il Titolo, l’Acchiappanuvole, rivela la predisposizione ad un progetto, o meglio ancora ad un’utopia, che probabilmente, non si concretizzerà mai, in quanto il sogno di un’Artista,viene circoscritto ad un contesto surreale, che nella realtà,non possiederà mai una solida base – Questo titolo, a cui e’ stato aggiunto successivamente il sottotitolo de: ” L‘Attesa”, e’ stato suggerito o tratto, da un testo di una famosa canzone del compianto Cantautore genovese Luigi Tenco.

Quindi,” L’acchiappanuvole, non e’ altro che una tendenza ad un sogno, che

L'Acchiappanuvole

L’Acchiappanuvole

probabilmente non si realizzerà mai. Infatti una nuvola, se andiamo vedendo, non e’ un corpo fisico tangibile – Luigi Falcone, per realizzare l’opera, certamente si e’ ispirato, alle classiche fonti elleniche, cioè è andato a rispolverare, l’antica arte greca, procedendo però, con un concetto metafisico.

Se ricorderete bene e chi ha studiato Arte lo sa,in molte statue, scolpite nell’antichità, come Venere, l’Artista esecutore dell’opera, difficilmente raffigurava le pupille, dando così l’impressione, che fosse un corpo scleroticamente unico e di conseguenza, veniva celata l’identità vera e propria della modella o la Persona, alla quale si avrebbe potuto fare un’allusione. Naturalmente non tutte le statue rispondono a questa voluta anomalia. Il Professor Luigi Falcone invece, proprio in riferimento ai temi classici, osserva questa prassi e con un’eccellente figurativo, identifica un soggetto femminile, che rappresenta una Musa, cioè l’Arte.

Chissà quante volte, Voi Artisti del colore, rivolgendovi ad una bella donna, per omaggiare la sua bellezza, le avete proposto frasi del tipo: ”Sei la Mia Musa ispiratrice!“- Le muse,nell’antichità e precisamente nella religione greca, erano 7 anche se poi ne furono aggiunte altre due. Erano belle d’aspetto e considerate Divinità, in quanto Figlie di Zeus (Giove presso i Latini). La Mitologia narra che fossero guidate da Apollo, Dio del sole, di cui guidava il carro (Ricorderete l’Aurora di Guido Reni), Divinita’ maschile di bell’aspetto, considerato anche Dio della musica, della poesia, della medicina, della profezia e di tutte le forme d’arte.

La mitologia ellenica paragonò la sua bellezza, a quella della Dea Afrodite (Venere per i Romani) e naturalmente qualcuno sostenne che oltre ad essere la Dea della bellezza e del desiderio, proteggeva anche l’Arte, con i suoi Rappresentanti – Quindi, il bellissimo soggetto femminile raffigurato, nel dipinto di “Falcone”, potrebbe essere proprio Lei. La dolcezza dei tratti somatici, espressi tramite le sapienti pennellate del Nostro bravo Artista, conferiscono al Soggetto una semplicità assoluta, coronata da una magnifica femminilità.

Le grechine, visibili sotto il busto, oltre ad abbellire la situazione, hanno il compito di rivelare uno stile tardo-ellenico, che poi venne tradotto ed applicato sui templi, sui capitelli e in molte colonne, fino ad evolversi nell’arte Latina ed etrusca – All’altezza del viso di questa fantastica Modella, una figura orizzontale umana, viene collocata nella zona, che noi chiamiamo mente, ossia il pensiero, cioè il dominante raziocinio – Infatti in questa sede, viene formulato un progetto e la figura dalle sembianze umane, appena descritta, non e’ altro che l’ispirazione.

Le tonalità proposte dal nostro Autore, vanno a formulare un contesto di paradiso primordiale, ossia l’eden adamitico, descritto nella Genesi biblica, prima che avvenisse quella disubbidienza, che rese schiavo del male, tutto il genere umano e che cambiò le sorti del mondo – La natura, si risveglia in una primavera primordiale, dove la vegetazione si pronuncia in tutta la sua magnificenza – Un mare cristallino, sembra sostenere l’intera scenografia, mentre l’acqua gorgheggia con il suo naturale canto, da una fontana a due piani, per poi originare un piccolo rio. Alcuni capitelli, o brevi colonnine, sostengono vasi che manifestano la bellezza di piantine rigogliose, tendenti a vivacizzare e profumare l’ambiente, anche se effettivamente non esiste un reale bisogno – Una traiettoria composta da pietre, riesce a formare un breve percorso, che però, a metà cammino, viene interrotta.

Questa via,rappresenta il desiderio o percorso di ogni Artista, che nella maggior parte dei casi, non trova una via d’uscita alle proprie esigenze (Qui entra in gioco “L’Acchiappanuvole” ) – Anche la creatura disposta orizzontalmente, che noi amiamo definire ispirazione, tenta di afferrare con la manina, una campitura, contenuta in una nuvola, ma non potrà mai farlo, in quanto e’ un Essere spirituale, mentre la nuvola e’ un effetto fisico.

Naturalmente in questo caso, non esiste un rapporto tra una fonte spirituale (la creatura) ed un effetto atmosferico di evaporazione (la nuvola) – Gli archi, con qualche aspetto deformato, vengono sostenuti da vacillanti e quasi assenti sostegni, che non osservano determinate regole, riducendosi inoltre, all’elementare e nudo mattone, che sembra riportare alla realtà, annullando quel fantastico sogno costruito dalla fantasia, dal sapore tipicamente metafisico, anche se mancano quelle prolungate ombre scure descritte, nello stile di De Chirico.

Quello che ha maggiormente suscitato il mio interesse, in questo dipinto, è la figura del cavallino, visibile sulla base destra, della zona centrale. Se ingrandirete il punto, vi apparirà un’elegante figura equina, lanciata in una gentile galoppata, che da’l’impressione quasi di una danza. Perché l’animale, viene rappresentato solo a metà e non invece nella figura intera? Semplicemente, perché in arte, il cavallo e’ un simbolo di libertà, che nel nostro caso viene troncata, spezzata, nel suo primitivo progetto e l’Acchiappanuvole , continuerà eternamente la rincorsa ad un sogno, che non potrà mai essere realizzato – In questa figura, pur garantendo un tracciato reale del cavallino, il nostro Autore, ha voluto creare un effetto di trasparenza, poiché un sogno, e’ solo illusione e nell’attività onirica, tendiamo a concretizzarne tanti.

Concludo questo mio giudizio, affermando che oltre a lacune metafisiche, in questo meraviglioso figurativo, emerge anche un senso di romanticismo cromatico. Infatti e’ piacevole ammirare questi elementi, che corposamente, danno vita’a garbate campiture, dove esiste un graduale rapporto d’immagine, con tonalità sapientemente dosate, ed in stretta armonia tra loro – Per Romanticismo non deve essere inteso il senso letterale del termine, come si allude per esempio al famoso “Il Bacio” di Hayez, in quanto la storia dell’arte ci informa, che questa corrente può essere raffigurata, anche in una paesaggistica, proprio come nel nostro caso.


La Poetessa Rosella Lubrano, con i suoi versi, ci riporta per il linguaggio usato, nell’esporre la sua lirica, verso la metà del ‘800, con uno stile tutto suo particolare, che vagamente ci riporta al Romanticismo Manzoniano.

La Poetessa Rosella Lubrano

La Poetessa Rosella Lubrano

Infatti alla riga 21 troviamo un’assonanza o meglio una similitudine con la celebre poesia di Alessandro Manzoni, 5 maggio 1821, anche se Lo Scrittore Milanese si esprime con il “Mortal sospiro ”- (Manzoni stilò questa poesia, in pochi giorni, commosso dalla conversione cristiana di Napoleone) – L’intera esposizione, e’ accettabile nella sua gentile metrica poetica ed infatti la dinamica, e’ contenuta nei garbati parametri espositivi, senza per questo arginare in un vistoso, quanto superfluo contenuto estraneo al significato vero e proprio della descrizione.

Infatti, la Lubrano, va subito al punto, addolcendo la situazione, con un manierismo letterario, ben calibrato e tollerabilmente definito nella forma, senza per questo creare lacune o eccedenze, atte a variare il concetto o il senso, che vuole riferire a Priori. La nostra Poetessa, si libra con i suoi versi, solfeggiando addirittura nel dipinto stesso, del quale offre l’impressione di farne parte: S’immedesima, nell’opera di Falcone, dando quasi l’impressione, che sia un Elemento costitutivo del dipinto, con una potenza, che va oltre la dimensione del reale, avvicinandosi inavvertitamente, ad una coscienziosa dimensione, dove il tempo pare essersi fermato, proprio in quello spazio infinito, illustrato dal Pittore. Quando addentrandomi nella lettura. ho letto il rigo 6, ho notato un’aggraziamento della composizione, con quel verbo coniugato al gerundio semplice, ossia “Azzurreggiando “, che risulta essere un’ intransitivo, il quale nella lingua italiana, significa semplicemente: Essere,diventare azzurro, o tendere all’azzurro, proprio come vuole far intendere la nostra Autrice.

L'Acchiappanuvole - Poesia

L’Acchiappanuvole – Poesia

Infatti nella strofa introduttiva, sentenzia con impeto poetico: ”E non finirò,di abbracciare il cielo” e colora con le tinte della sua anima,quel varco infinito, pittoricamente descritto nell’opera l’Acchiappanuvole, di Luigi Falcone – Successivamente tende a creare nella fantasia del Lettore, un rio immaginario, un’ ipotetico ruscello: ”Azzurreggiando emozioni, tra palpiti di fiori e chiacchierio di acque cristalline”- A questo punto il Lettore, visiona mentalmente una calcolata didascalia e percepisce il chiacchierio, (Lo scorrere dell’acqua), come un canto, un fantastico ruscello, che irrora poeticamente l’anima. Quindi, la Lubrano, entra metaforicamente nel dipinto con la sua: ”Divina ispirazione”, alla ricerca di un attimo di gloria: ”Vagheggiando allori di bellezza e di gloria eccelsa”.

Particolarmente emotiva, risulta la conclusione, che dal tentativo di una percezione di un sogno, riporta alla drastica realtà, mentre una luce sembra albeggiare nella coscienza della nostra Poetessa, che ancora percepisce ”Un Ruggito interiore”, come esaltazione di una forma di protesta, poiché ormai quel sogno, e’ giunto all’atto conclusivo.

Il sipario poetico, trova il suo tramonto, ma non per noi Lettori, che siamo stati trasportati, in una fantastica dimensione surreale, suggellati da un pathos che non avevamo previsto, saltato magneticamente e magicamente fuori, con l’impatto di questo andante spartito poetico – Innanzi a versi di questa straordinaria, quanto magnetica ed emotiva potenza, anche Pasquale Solano, si toglie il cappello, per dire:” Brava Rosella Lubrano, ci hai fatto sognare”!.

Continua a farlo, con le tue meravigliose poesie.


Grazie per avermi letto:
Pasquale Solano.

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