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Su Mulinu di Villanovafranca – di Piera Farina-Sechi

SU MULINU:
Sito archeologico di Villanovafranca: un fiore all’occhiello della preistoria sarda.

Ogni anno, al solstizio d’estate, ci recavamo al santuario de Su Mulinu. Partivamo tutti dal villaggio, e chi non poteva ci consegnava un amuleto (pinnadellu o sebexa) per poter essere purificato nell’acqua sacra. Mi ricordo la prima volta che vi andai; ero piccola, ed avevo raggiunto l’altezza giusta. Se si superava la prima pietra che stava a destra dell’ingresso del nostro Nuraghe Mannu, potevamo andare.

Che felicità, quando mi misurarono … io potevo andare con i grandi. Ci vestivamo a festa, le donne ornate di fiori, gli uomini con tanto di spade. Il tragitto durava tre giorni e tre notti. Ci portavamo sempre del cibo, come carne essicata e pane carasatu.

Eravamo felici ed allegri, si cantava e si suonava … Ed io fanciulla, ero con loro, con i grandi. Il santuario spaziava immenso per i miei occhi da bambina ed era sempre pieno di gente. All’esterno diverse persone barattavano le opere della loro arte, come pugnali, ciotole, lucerne, bronzetti e tanto altro. Ma cio’ che mi incuriosiva era l’interno, non vedevo l’ora di entrare. Io ero con i miei genitori e mio fratello piu’ grande e la sua futura sposa ed i genitori di lei.

Dovevamo sapere se il matrimonio era ben visto dalla Dea Luna. Sedevamo fuori in attesa, quando una ancella ci prese per mano e ci porto’ all’interno … era vestita di rosso porpora, con un mantello coloratissimo. Entrammo; all’interno c’era la sacerdotessa Mamai che ci aspettava. Dapprima ci hanno fatto sedere nella capanna delle riunioni; c’erano dei sedili disposti a cerchio, dove regnava il silenzio, non dovevamo parlare, per liberare lo spirito, dicevano. Poi entrammo nella sala della vasca sacra. Sento ancora i brividi se penso a quel giorno.

La vasca era ornata di pugnali e bronzetti. Mamai era bellissima, aveva dei capelli neri, lunghissimi, quasi toccavano a terra, ogni tanto qualche treccia. Vestita color oro portava collane molto brillanti, ed in testa aveva una coroncina a forma di luna. Prese per mano i futuri sposi per il rito dell’acqua. Con una ciotola rovescio’ dell’acqua sulla nuca di entrambi. Se l’acqua non raggiungeva gli occhi, il matrimonio era benedetto dalla Dea, se invece arrivava sino agli occhi … niente matrimonio.

Il matrimonio fu benedetto. Purifico’ pure me, mi fece immergere la mano destra nella vasca, ma prima sacrificarono un agnellino che portammo in dono. La sacerdotessa ci fece un segno sulla fronte, con il sangue versato dal sacrificio. Che fantastica giornata … memorabile. Da allora vi andai ogni anno, al solstizio d’estate. Mia bisnonna diceva sempre: “Daddai, non scordarti mai di andare al santuario; devi farlo ogni anno, e ricorda di diffondere la bellezza e l’importanza del santuario a tutti, come io faccio con te, tu lo dovrai fare con i tuoi nipoti e con i nipoti dei nipoti. Tutti devono recarsi una volta all’anno, così come lo facevano i miei antenati allo stesso modo lo faranno i tuoi discendenti.”
Invece il santuario ora è dimenticato persino come sito archeologico Gli scavi sono iniziati nel 1986, ma c’è ancora tanto da scavare. E’ dell’età del bronzo medio sorge sopra un proto nuraghe, sulla collina di Pranu Scalittu, a Villanovafranca, nella Marmilla (Medio Campidano). La sua particolarità è, oltre alla sua bellezza maestosa e alla sua foggia, l’altare. Si trova in un ambiente di forma ovoidale e ha le stesse sembianze che doveva avere il Nuraghe de Su Mulinu nel pieno del suo splendore. Sembra quasi che il nuraghe sia stato costruito attorno a questa vasca/altare.

La vasca è stata scolpita in un masso in arenaria che presenta una piccola luna al centro della torre (potrebbero essere anche delle corna bovine). Le cerimonie del solstizio, pare si siano protratte sino al II secolo d. C. L’affascinante sito preistorico fu utilizzato poi dai romani e dai bizantini; vi si possono intuire, infatti, diverse modifiche che determinano i vari utilizzi nel corso dei secoli.

Si trovano persino tracce di chiesa medioevale. Insomma una zona che ha conosciuto tempi migliori. Ora no, nonostante la presenza di una validissima cooperativa, (operante da quasi 30 anni) pare sia un sito dimenticato da tutti, non solo dalle istituzioni ma anche dagli appassionati! Vi consiglio di fare una visita a Villanovafranca per vedere questa meraviglia: vi lasceranno di stucco sia la particolarissima struttura complessa del nuraghe “Su Mulinu” sia la strabiliante e perfetta opera d’arte rappresentata dall’originalissima scultura della vasca sacra.

Quando andrete al sito di Biddanòa Franca, Valeria (una delle guide) vi prenderà per mano, come le ancelle di un tempo e con maestria e conoscenza vi condurrà nel mondo dell’affascinante preistoria sarda.



 

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