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Nel Realismo della vita – l’Arte di Vincenzo Morlotti, a cura di Teresa Loriga

“Nel Realismo della Vita, rappresentazione di valori, evoluzione e ricerca della conoscenza umana, l’Arte di Vincenzo Salvator  Enrico Morlotti

Il giorno 24 maggio, ho avuto il piacere di conoscere un grande artista.

Un’artista che non ha disdegnato di contattare una sconosciuta, una semplice appassionata di arte e che, con tanta umiltà ed umanità ha elargito di sé e del suo vissuto per permettere una conoscenza collettiva a tutti gli appassionati come me. La nostra conversazione al telefono, scorre piacevolmente tra variegati argomenti, fino a discorrere delle proprie terre natie. La mia, la Sardegna, le cui origini  ribatto ironicamente, non posso certamente nascondere per via dell’accento inconfondibile; la sua, la Lombardia, nello specifico la piana del Varese, che descrive con  la bellezza dei  paesaggi di cui gode la vista affacciandosi, ornati dalla catena Alpina, ove scorge
maestosa in lontananza, la cima del Monte Rosa, per  aggiungere infine, con fierezza anche le origini siciliane.

Inizio a delineare la personalità dell’artista Vincenzo Morlotti, che si apre con estrema
serenità e fiducia al suo interlocutore ed io, con stupore ed altresì rapita dai suoi racconti di vita, lo ascolto..

Già a quattordici anni Vincenzo, si avvicina al mondo dell’arte collaborando nella bottega dello scultore Egidio Casarotti, così apprendendo l’arte scultorea che diverrà,

unica e caratterizzante nella sua Pittuscultura, polimaterica.formella studio per deposizione

Dopo un soggiorno in Olanda, ospite del fratello, si appassiona alla pittura fiamminga che sperimenta con un’attenta ricerca espressiva e cromatica nelle sue opere figurative, con le  inconfondibili sfumature dei toni rosso-arancio, giallo e blu usati sapientemente con il chiaroscuro, per creare le ombreggiature.

Il Realismo espresso nel suo Figurativo Bucolico richiama in ogni sua rappresentazione, la semplice e serena vita campestre frutto di una realtà oggi decadente che l’artista esprime come retaggio di un mondo perduto, soppiantato dall’era moderna industriale, con le sue invenzioni. Egli esprime il mondo contadino, nelle sue attività caratterizzanti quali, l’aratura, la mungitura, ed altresì nelle  arti e mestieri del suo maniscalco, quasi a suggellare nel tempo valori e mestieri oramai decaduti, appartenenti a quella cultura  arcadica dai ritmi placidi, lenti non ossessionati dall’era moderna che induce a tempi più incalzanti e febbricitanti.

Nell’opera “L’aratura” l’artista rappresenta i corpi nudi, con i muscoli in tensione, le sue nodosità ed evoluzioni , frutto di un accurato studio anatomico, quasi a voler significare la nudità stessa come fonte di autenticità, di genuinità di un mondo pulito e l_araturasano, privo di orpelli ed artifici in cui l’uomo esprime la sua essenza in simbiosi con il mondo campestre, ove domina e governa le bestie in una stretta interconnessione e collaborazione, in quel processo naturale e vitale in cui l’essere umano è inserito armonicamente. Gli animali, pura espressione anch’essi, di quel mondo intatto, asserviti all’uomo da secoli per scopi nutritivi e lavorativi, si fondono in perfetta armonia con l’uomo-padrone.

il_riposo_del_contadinoNell’opera “Il riposo del contadino” il corpo umano rappresentato nel suo momento di quiete, si inserisce armonicamente, quasi ad incorniciare la natura, in un primo piano che si completa con semplice naturalezza segno che l’uomo non ostile, può ben convivere in armonia con la madre terra che elargisce i suoi  generosi frutti a chi sa cogliere, preservare e non distruggere..

Nei suoi figurativi, l’artista rappresenta i nudi in tensione, in pieno dinamismo fisico ed emotivo là dove il corpo comunica il suo pensiero, espresso nel duro lavoro, teso alla fatica ed al superamento delle insidie quotidiane.

Anche nell’opera “La mungitura” nel momento di massima tensione fisica, risaltano i la_mungituracolori caldi e brillanti del rosso e del giallo che creano un vibrante contrasto con gli stessi corpi. Colori, che rappresentano la vita con il suo calore, quasi a voler creare una contrapposizione con la caducità del corpo umano, vivido ma condannato a perire. Ed ecco che l’artista ferma nel tempo, la forza e tutta l’essenza vitale di questi corpi di luce, pulsanti di colore e di calore in una rappresentazione che è un omaggio alla vita ed ai suoi valori, le sue tradizioni, le piccole cose genuine che la natura, nella sua perfezione può offrire.

Nella serie del “ Figurativo Ludopatico” è interessante l’accostamento operato dall’artista che rappresenta il fascino verso il proibito; un’insidia cui l’uomo nel suo percorso è chiamato a misurarsi ed affrontare, un po’ come i propri demoni. In tutte le sue rappresentazioni ludopatiche, vi è uno studio antropologico e sociologico, in una complessa interazione con le patologie umane. L’uomo, nel gioco si misura con la vita stessa, con le sue chances, in una accesa sfida con il fato, fino a rasentare il patologico con la trasformazione, la malattia, l’annientamento stesso dell’uomo offuscato dal dio gioco, come nei “ Giocatori di slot machine ” o nei “Giocatori di poker”, nei  cui volti dei giocatori si coglie l’estrema tensione indotta dal fascino aleatorio, in cui si assurge al phatos in ragione del momento che potrà sorprenderli, di vittoria o di sconfitta, sarà il fato a determinare le loro sorti, contrapposto al logos, oramai perduto, sconfitto dalla follia , dalla perdizione cui il  vortice oscuro del  gioco senza più  limiti, induce. La composizione cromatica è per lo più composta dal blu e dal giallo che crea quel contrasto e quella espressività drammatica testè descritta, quasi a voler definire le stesse ombre dell’animo umano.

Nel figurativo dedicato allo sport, vi è un’esaltazione del corpo colto nella sua espressione più sana qual è appunto, il praticare lo sport.  Nell’opera  “ Il Nuotatore” quale esempio su tutti, i corpi sono rappresentati nel massimo sforzo fisico compiuto il_nuotatorenell’ottica di raggiungere il traguardo, con un dinamismo ed una tensione muscolare vivida e pulsante in cui l’artista comunica un messaggio di portata universale: l’uomo che si misura con le proprie forze fisiche, così superando  e vincendo i propri limiti, conquista alla fine piena consapevolezza di se stesso. Una chiara allegoria della vita, della lotta, della sopravvivenza, dello scontro con l’avversario e della vittoria.

Nel figurativo sociale, l’artista coglie un altro aspetto della vita e dell’esperienza umana: il dolore, la sofferenza, come nell’opera “Il parto con dolore” cui si riconduce la nascita dell’uomo, per ricordare la sua natura fragile e limitata; essere nato da parto_con_dolorecarne umana, viva e pulsante, tra dolori e sofferenze, aspetti essenziali della vita stessa, passaggi che segnano il percorso umano.

L’artista esplora altri aspetti della vita per compiere un viaggio nell’animo umano combattuto, ingannato, offeso e vinto dalle insidie terrene, così toccando temi come la tossicodipendenza e la morte. In tal modo, egli sfiora le fragili corde della decadenza umana, segnata da tutte le sue esperienze in un viaggio che, come Siddharta è percorso per giungere alla piena consapevolezza e conoscenza della vita, passando per travagli, sofferenze e dolori che l’uomo, nel suo passaggio terreno sperimenta.

Vincenzo, mi riferisce di essere un eclettico che ama sperimentare, in una continua ricerca  che lo induce a riproporre sempre in maniera diversa le sue elaborazioni. Egli, lo si vede, nelle sue opere sperimenta e scopre davvero vari strati dell’arte, spaziando dalle incisioni, ai murales, dal figurativo ai suoi paesaggi della memoria ricreati dai ricordi mnemonici e distanti dalla realtà apparente, fatti di angoli di natura tipici del suo territorio quali fluttuanti boschi di betulle, un’ammantata e misteriosa brughiera, paludi incantate ed ancora, laghi e fiumi ghiacciati, quasi a tuffarsi in una natura incontaminata e selvaggia.

Ed ancora, dal sacro alla pittuscultura polimaterica, dal surrealismo al suo naturalismo industriale, sino all’archeologia industriale  dove tocca il tema dell’industria, simbolo di un’era moderna che si insinua nell’ambiente, come le fabbriche di ceramica ed i cementifici che, con lo sviluppo industriale segnano il passaggio dal mondo campestre a quello moderno, simbolo del tempo che incalza e spinge ad andare avanti.

Le costruzioni rappresentate dall’artista sono perfettamente integrate nell’ambiente in cui sorgono; dai colori tenui che richiamano atmosfere fiabesche, con le loro strutture in cemento, mattoni e materiali più freddi, non trovano nel mondo reale eguale impatto. Egli rappresenta tali manufatti quali vere e proprie opere scultoree, quasi futuristiche nelle loro evoluzioni, articolazioni ed estensioni strutturali così da creare un tal dinamismo da sembrare creature viventi.

Nelle sue opere “Circensi” infine, si respirano le suggestioni create dal mondo circense, fatto di arte ed artisti e di una filosofia di vita ricca di unicità e di creatività che appartiene al vissuto ed ai ricordi dell’artista.

Vincenzo Morlotti ama sperimentare da sempre, lo si è detto.  Sin dai tempi della sua giovane età ha percorso il cammino della vita alla continua ricerca del senso di essa. La sua curiosità lo porterà a sperimentare con i giovani, per oltre trent’anni di insegnamento, ad essi instillando il germe dell’arte e spingendo a quella inesauribile fonte di ricerca che ancora oggi gli appartiene in un continuo approccio alla vita con animo  di fanciullo puro che sempre insegue i  propri sogni e sperimenta l’arte, per frammentarla e trasformarla di luce e vita nuova in un percorso dapprima interiore e dell’anima, per poi trasfonderlo sull’ampio campo cui dà espressione e vita, con le sue creazioni fatte di storie di uomini, di esperienze e di crescita, investigando nella profondità umana e portando alla luce le sue contraddizioni con il sapiente gioco cromatico di luci e di ombre così come, di luci e di ombre si nutre l’anima in un crescendo emotivo di risvolti psico-antropologici che portano ad una piena conoscenza di se stessi.

Quasi a conclusione della nostra lunga e preziosa telefonata, Vincenzo riporta un anedotto che credo, in qualche modo, abbia segnato il suo percorso artistico. Un giorno di tanti anni or sono, l’illustre cugino Ennio, pittore anch’egli, mentre discorrevano piacevolmente, ad un tratto prese sessanta  delle sue opere e le calpestò innanzi all’artista, poi rivolgendosi a questi disse: “Vedi Enzo, tu non fare lo stupido. Tu vai avanti a fare ciò che fai; io ho ingrassato i galleristi ed anche io mi sono ingrassato certo, ma ora mi rifiuto!”

Forse con quel gesto, l’illustre artista intendeva riprendere pieno possesso della propria arte e non svenderla più. Un messaggio colto sicuramente da “Enzo” che, benché sia molto amato e considerato nel campo, non si lascia influenzare dagli umori degli speculatori, perchè la sua arte è libera. Un’arte che diventa universale e che offre in dono a chiunque sappia coglierne il più intimo significato e percepirla  nella sua essenza più pura, scevra da limiti, vincoli  o da imposizioni.

Il Maestro Vincenzo Morlotti, maestro d’arte e maestro di vita!.

Questo ha saputo comunicare chiaramente nelle sue opere e questo continuerà a comunicare con spirito di artista libero. Come nel viaggio compiuto da Siddharta che nel percorso ha sperimentato e vissuto la vita con tutte le sue prove, per giungere infine alla consapevolezza che questa, come l’arte, va vissuta appieno con tutte le sue contraddizioni come la stessa natura che rappresenta è un ciclo ininterrotto di opposti complementari, che va amato ed ammirato nella sua totalità e mai disprezzato. Così anche l’uomo, giunge alla conoscenza solo dopo aver percorsi i sentieri più irti delle prove cui la vita sottopone, per assaporare al meglio la sua unicità e godere del dono prezioso che elargisce ad ogni essere vivente. Allo stesso modo l’arte di Vincenzo riproduce senza filtri, quella realtà genuina, comprensiva di tutte le sue esperienze e contraddizioni umane per toccare in via immediata il cuore di chi sa cogliere i suoi messaggi pregni di quella saggezza che si può solo percepire, frutto di una ricerca continua nella vita e nell’arte, l’una nell’altra indivisibili.

Buona Arte a tutti!                                                                                      Teresa Loriga

© Teresa Loriga

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2 Comments

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  1. Non ho parole per esprimere il mio stato d’animo,in questo momento di emozione intensa,nel leggere tale straordinaria recensione. Immediato è sentire che l’autore ha avuto un trasporto emotivo incredibile che ,non avrei mai pensato. Sono emozionato,perchè non sempre ho la stima necessaria ,delle mie potenzialità espressive. viviamo in un mondo artefatto,dove quella ipocrisia da salotto e da bottega arrogante,ci rende spesso incompresi,ai più.Scrivo con uno stato d’animo commosso e istintivo. Ringrazio di cuore,non avevo idea di tramettere siffatte emozioni,Per ora ringrazio solamente,da Vincenzo.

  2. Complimenti Vincenzo! sei un grande artista proprio perchè umile… Parla da protagonista la tua arte, pura espressione dei grandi sentimenti di cui un vero artista è capace. Grazie per la possibilità datami di averti conosciuto e spero, compreso nella tua essenza.Con stima. Teresa

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