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Pittura Barocca

Con pittura barocca si intende lo stile che ebbe la sua massima diffusione nel XVII secolo, a partire da Roma, irradiandosi in quasi tutta Europa fino altre il XVIII secolo.

Il termine barocco si può intendere in due sensi:

  • in senso lato e generico, indica tutte le manifestazioni pittoriche dalla fine del XVI secolo al XVIII secolo. Comprende così tutto quello che sta tra il manierismo e il neoclassico, ovvero movimenti stilistici anche molto diversi tra loro, quali il classicismo emiliano, ilcaravaggismo, il rococò, le scuole locali variamente inquadrabili.
  • in senso stretto e peculiare degli studi storico artistici indica invece lo stile dinamico e coinvolgente che in pittura nasce a Roma verso il1630 coi lavori di Giovanni Lanfranco e di Pietro da Cortona, che raccolgono e sviluppano una serie di fermenti culturali, tra cui i lavori precedenti di Rubens, di Guercino e le suggestione scultoree di Gianlorenzo Bernini.

È solo in questo secondo caso che sarebbe proprio parlare di “pittura barocca”, riferendosi invece al resto come “pittura dei secoli XVII e XVIII” o, con riferimento solo al primo secolo, “seicentismo”.

Architetti, scultori e pittori diventano, grazie alle loro opere, il tramite necessario per toccare con efficacia l’animo dei fedeli. Quindi l’arte diventa un mezzo della Chiesa cattolica trionfante per persuadere gli eretici, i dubbiosi, ed arginare la pressione protestante sui confini francesi e italiani. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, l’arte deve avere la capacità di sedurre, commuovere, conquistare il gusto, non più attraverso l’armonia del Rinascimento, ma mediante l’espressione di emozioni forti.

Il fascino viscerale dello stile barocco deriva da un diretto coinvolgimento dei sensi. Nella pittura barocca non vi era sollecitazione dell’intelletto e sottigliezza raffinata come nel manierismo, il nuovo linguaggio puntava direttamente alle viscere, ai sentimenti dello spettatore. Veniva impiegata un’iconografia il più possibile diretta, semplice, ovvia, ma comunque teatrale e coinvolgente. Mai prima di allora era stato così importante lo spettatore, il suo punto di vista, e l’effetto che la decorazione poteva produrre su di lui.

Una sorta di parallelo è possibile con l’ambito musicale, dove il contrappunto prende piede sostituendo la polifonia, e il tono e l’amalgama orchestrale fa la sua apparizione sempre con maggiore insistenza.

Il pontificato di Urbano VIII Barberini fu il terreno fertile per lo sviluppo dello stile barocco, finalizzato alla celebrazione del casato del papa e dei suoi nipoti, in nuna sorta di anticipazione dell’assolutismo.

Il termine “barocco” venne usato per la prima volta a fine Settecento, come complemento negativo rivolto a quegli artisti che si eranoi allontanati, con le loro bizzarrie, dalla sobria norma classica. Per i teorici del neoclassico, il barocco significava esuberanza ed eccesso di ornamentazione: celebre è rimasta la definizio di Francesco Milizia, che nel 1781 chiamava la produzione di quest’epooca la “peste del gusto”. La riscoperta del barocco è cosa assai tarda, avvenuta pienamente solo nel XIX secolo avanzato, quando tante importanti manifestazioni di questo gusto erano state irrimediabilmente distrutte o compromesse. Fu proprio il carattere “anticlassico” e l’innegabile originalità che portarono alla riscoperta del barocco e alla sua valorizzazione, prima negli studi specialistici e poi, attraverso mostre e pubblicazioni divulgative, anche nel grande pubblico.

A fine del XVI secolo, mentre il manierismo si andava spegnendo in repliche sempre più convenzionali e ripetitive, in molti centri italiani si andava diffondendo il gusto controriformato, sobrio e semplice, in grado da essere compreso da tutti i ceti. Se a Milano e a Firenze la sobrietà si traduceva talvolta in una certa rigidità severa, con una semplificazione geometrica delle composizioni, altri centri sviluppavano soluzioni differenti, maggiormente ricche. Venezia in particolare offriva l’esempio di Veronese e Tintoretto, con le loro composizioni ardite e l’impareggiabile senso del colore, mentre a Parma si riscoprivano, dopo decenni di oblio, le spregiudicate soluzioni di Correggio e Parmigianino.

Questo avveniva mentre la Chiesa, rafforzata dalla Controriforma, disponeva di ingenti somme da reinvestire in nuove committenze artistiche, sempre crescenti per ambizione e gradualmente più tolleranti verso la contaminazione con temi profani. Il centro di questo processo è Roma, dove si concentrano ormai tutti gli artisti, italiani e non, in cerca di nuovi stimoli e maggior fortuna.

I primi a sviluppare qualcosa di diverso sono i fratelli Carracci, che tra il 1598 e il 1606-1607 trionfano della decorazione della Galleria Farnese, a cui si accodano poi una serie di emiliani quali Domenichino, Guido Reni e Guercino. Dopo le morti precoci di Annibale Carracci (1609) e di Caravaggio (1610) il mondo artistico sembrò dividersi in due: vi erano i caravaggeschi con la loro estrema verità ottica e sociale, e dall’altra parte gli accademici “classicisti”, che rielaboravano gli stili storici fornendone una lettura nuova ed eclettica.

La piena padronanza della tecnica pittorica, necessaria per i traguardi che barocco raggiungerà, viene anticipata dall’attività di Rubens a Roma, che dà dimostrazione delle sue capacità nella decorazione dell’abside della chiesa di Santa Maria in Vallicella (1608), con le tre grandi pale della Madonna della Vallicella e dei santi laterali, composti come uno schema unitario connesso strettamente allo spazio architettonico e alla luce naturale presente. Nel riquadro centrale prevale un’idea dell’insieme rispetto alle singole figure, con un senso di movimento rotatorio corale, accentuato dalla colora di angeli e cherubini. Il colore è caldo e vitale, come appreso dall’artista a Venezia, e forte è il senso di pathos ed energia. In Rubens vi è la potenza fisica delle figure di Michelangelo Buonarroti, la grazia di Raffaello Sanzio, il colore veneto, tizianesco, e una nuova e preponderante carica energetica.

Nel 1621 arriva a Roma Guercino, al seguito del neoeletto Gregorio XV, emiliano come lui. In appena un anno di soggiorno lasciò a Roma opere memorabili come l’Aurora nel Casino Ludovisi, dove le figure si sovrappongono allo spazio architettonico fondendosi con esso e ottimizzandosi al punto di vista dello spettatore, a differenza della quasi coevaAurora Pallavicini del conterraneo Guido Reni, dove la rappresentazione equivale invece a una tela appesa al soffitto, chiaramente delimitata e senza una visione “da sott’in su”. Già in Guercino l’occhio di chi guarda è invitato a percorrere tutta la scena senza sosta, attratto dalla concatenazione degli elementi, all’insegna di un voluto effetto di movimento e instabilità, con una luce morbida e il colore steso a macchie. Tali effetti vennero replicati nel San Crisogono in gloria (oggi a Londra, Lancaster House) e soprattutto nella grande pala della Sepoltura e assunzione di santa Petronilla (1623), destinata al palazzo del Quirinale e oggi ai Musei Capitolini, con effetti duraturi per tutto il secolo.


 Fonte Wikipedia

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