Museo dell'Arte

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Roberta Marzi vista da Pasquale Solano

Roberta Marzi


Oggi,  cari Amici Lettori,  prenderemo in esame,  l’operato di un’Artista del colore,  che ha veramente qualcosa di speciale,
Roberta Marzi

La Pittrice Roberta Marzi da Roma, in una recente e gradita immagine.

in quanto attraverso le sue cromie,  illustra soggettivamente il mondo che ci appartiene ed io sono stato uno dei Primi,  a rispecchiarmi,  nelle sue opere.

Come di consueto,  il nostro collettivo ringraziamento,  viene indirizzato ai Signori Michele Sirca e alla Dottoressa Teresa Loriga,  che gentilmente e puntualmente,  ci ospitano sul Museo dell’Arte. Detto questo,  non mi rimane altro che presentarvi:

Vediamo adesso di conoscerla,  attraverso una sintetica nota biografica e successivamente ci inoltreremo,  nel suo mondo d’Artista:

Roberta Marzi,  nasce a Roma nel 1965 e purtroppo il destino,  già in tenera età,  le presenta il suo triste biglietto da visita.  Infatti vive una condizione famigliare,  non certo tra le più felici e già da bambina,  va alla ricerca di qualcosa,  che le potrebbe far apparire l’esistenza in una migliore dimensione. Proprio a questa età,  cioè a soli 8 anni,  inizia a scrivere poesie e si immerge totalmente nel mondo del colore.

I suoi primi compagni di gioco,  sono proprio i pennelli e le tempere e qui inizia,  la sua attività d’Artista,  quella che progredirà nell’età adulta. La Poesia ed il colore la confortavano dal mondo circostante e con queste due discipline , trovava il mezzo efficace,  per  parlare,  delle sue emozioni,  nei problemi che,  già in giovane età,  viveva.

 La “Marzi”,  intuiva che queste due forme d’arte,  le miglioravano notevolmente l’esistenza ed in esse,  riuscì a  manifestare liberamente i suoi sentimenti,  per cui il suo animo sensibile,  trovava  immediatamente quella tanto sospirata oasi di pace,  che in realtà  era, il suo rifugio preferito. Pensate un pò,  cari Amici Lettori,  che a soli 14 anni,  vinse un concorso di pittura,  con oltre 300 Pittori partecipanti,  così  poi,  dopo la scuola dell’obbligo,  si iscrisse ad una scuola d’arte. La nostra Artista era  entusiasta,  ma il destino,  nascosto come un ladro dietro l’angolo,  le presentò il suo secondo e triste,  biglietto da visita: Le veniva a mancare,  il Papà.  Dovette rinunciare a frequentare un corso specifico,  per migliorare nel campo della pittura e,  quindi,  iniziò pian piano ad inserirsi nel mondo del  lavoro. Non certo rinunciò,  ad esprimersi ancora,  con  le sue cromie e già dava vita,  ad una prima raccolta di oltre 150 poesie,  creando anche molti dipinti,  spesso a sfondo sociale,   partecipando infine a molte mostre,  tra cui una nella Regione Campania,  dove  presentò un dipinto sul tema,  “ la  Terra dei Fuochi”. Rimarrà un’Artista Autodidatta come tanti altri,  ma ciò non significava che le sue opere,  avrebbero dovuto essere meno apprezzate,  anzi molti Autori famosi come il naif Antonio Ligabue,  grazie proprio ad eccezionali figurativi,  sono stati riconosciuti Colonne portanti del mondo dell’arte,  aggiungendosi a quel grande numero di Artisti del secolo che abbiamo ormai da poco,  alle spalle. Con il tempo,  Roberta Marzi,  si è distinta in molte altre tecniche pittoriche,  ma la sua preferita è quella ad olio,   alla quale si sente più portata. Quindi,  verifichiamo attraverso l’analisi,  questa poliedrica Pittrice e vediamo cosa ci propone,  considerando però il fatto che l’ispirazione dei suoi lavori,  proviene sempre,  da un carente contesto sociale:

Roberta Marzi

Roberta Marzi da Roma . “Oasi della Giustizia”. Olio su tela 60×50

Roberta Marzi da Roma,  attraverso le sue cromie,  affronta un’ argomento di grande attualità,  cioè quello della Giustizia,  che diciamolo francamente,  come Istituzione, negli ultimi tempi,  ha lasciato un pò a desiderare. In effetti il dipinto,  è un figurativo, in cui viene nettamente esclusa l’arte informale,  in quanto il messaggio,  è fin troppo evidente. Attraverso molti elementi costitutivi,   la Marzi dà vita alla sua opera,  che in realtà,   motiva una leggera forma di protesta,  in quanto come sopra menzionato,  le cose non procedono nel migliore dei modi.

Prende come esempio,  i Paladini della Giustizia italiana,  degli autentici Martiri,  di una Società tiranna,  che ha annullato il loro percorso istituzionale,  con la violenza: A distanza di anni dall’accaduto,  gli Italiani,  conservano ancora nel loro cuore,  il ricordo dei Magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,  barbaramente uccisi dalla mafia.

Notate come la nostra Pittrice,  ha collocata la loro iconografia,   incorniciandola all’interno di una nuvoletta,  per indicarci che questi grandi Figli della Patria,  ora si trovano in un posto migliore,  ossia nel paradiso dei Martiri.  Altri elementi,  fanno da cornice al soggetto centrale,  che in realtà,  è una sagoma femminile,  la quale rappresenta appunto,  la giustizia.  È una giustizia,  che vorrebbe emergere,  dall’arido deserto della vita umana,  una sagoma a cui la Marzi,  cela l’identità,  in quanto non sono visibili gli occhi,  il naso e la bocca,  pur donandole,  sembianze femminili.

Sebbene,  le braccia sembrano distese,  nella più assoluta libertà di movimento,  in realtà i polsi,  sono cinti,  annodati, prigionieri di un sistema,  che non consente gli sviluppi del totale diritto,  cioè,  appaiono condizionati. Le farfalle presenti, svolazzano nella piena libertà ed appunto indicano questa anelata meta,  dell’esistenza umana.  Una bilancia,  a mò di stadera,  vorrebbe equilibrare i giusti pesi,  per raggiungere la piena consapevolezza,  di un giustizia giusta,  non corrotta, che difende appunto,  incondizionatamente,  il diritto della libertà.

La Giustizia però,  deve fare i conti,  con la violenza, come appunto  nei casi dei Magistrati  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,  con tutto il male che c’è dietro (Mano che impugna il coltello,  nella campitura destra,  nell’angolo inferiore),  per non parlare poi di tutto il sistema corrotto,  che naviga intorno alla Magistratura (mano che tenta di rubare le ricchezze,  nel nostro caso i soldi),  visibile anche questa nell’angolo  sinistro basso,  del dipinto: Le mani emergono da sotto la sabbia dell’arido deserto. Quando la Giustizia,  sarà equa e rappresenterà i veri valori umani,  solo allora Paolo Borsellino e Giovanni Falcone,  saranno veramente felici ed il loro sacrificio,  non sarà stato vano.

Roberta Marzi

Roberta Marzi da Roma:” Salvezza, una speranza nel cuore”. Olio su tela cm 70 x 50

Procediamo ora,  nell’analisi di un altro dipinto. Già da quanto abbiamo valutato,  possiamo stabilire,  che l’operato della Marzi,  affronta tematiche sociali,  all’ordine del giorno. Anche con un dipinto od una poesia,  si può manifestare il nostro disappunto a certe negative e controproducenti regole,  impostate per comodità,  dalla Società attuale.

Un altro tema che Roberta Marzi da Roma,  affronta con disinvoltura,  attraverso il colore,   è il disordine italiano,  che si è andato creando,  in questi ultimi anni,  nella nostra bella Nazione. Attraverso un figurativo,   in cui vengono inclusi sempre vari elementi,  Roberta questa volta ci propone,  il tema della salvezza,  alimentato da varie forme di speranza.

La Pittrice  per manifestare la gioia e la festa,   dipinge  la  parata degli aerei,  che sfrecciano in un cielo sereno,  lasciando le maestose scie,  dei tre colori della bandiera italiana,  magari  in una versione come quella militare,  o in rappresentanza dell’Unità nazionale. Delle semplici imbarcazioni,  sembrano ubbidire in un mare aperto,  all’alito del vento: Quella a destra “contiene” il Colosseo,  altrimenti detto Anfiteatro Flavio,  che rappresenta Roma,  cioè  la Capitale italiana,  dove vengono create ed approvate le leggi. Sopra questo contesto,  aleggia quasi con una veduta esterna,  la nostra bandiera,  anche se l’asta,  non  è visibile all’interno dell’imbarcazione.

Sulla parte opposta invece,  un quotidiano,  ossia un giornale,  riferisce la cronaca,  che certamente non sarà tanto piacevole. Nel mare è visibile una  sagoma in cui la nostra Autrice ,  colloca l’Italia,  rappresentata dalla donna,  in un mare in tempesta,   A sinistra della figura femminile,  c’è il volto di una tigre,  che rappresenta tutte le grida,  i dialoghi , le forme di protesta,  la solidarietà e la forza del Popolo italiano.

Dietro il volto della tigre,  spunta la corda , alla cui estremità c’è l’ancora della salvezza,   mentre la donna volge lo sguardo al felino,  stringendo appunto la corda ,  probabilmente in rappresentanza del pensiero,  dell’idea,  che va a formulare la nostra brava Pittrice),   la quale allude ad un’incognita speranza (non si vedono gli occhi della donna).

Un tavolino sembra sorreggere l’aspetto geografico.  fisico dell’Italia,  con accanto un fiore,  che tenta a sua volta d’ emanare ancora quel suo antico profumo,  addolcendo così la disastrata situazione presente. Pure il soggetto femminile, vestita dei tre colori rappresentativi dell’Italia,  è adagiata su una scacchiera internazionale,  quella che decide attraverso i suoi Rappresentanti,  il destino del mondo e proprio su questa scacchiera,  si svolge una partita,  in cui la Pittrice sogna una vittoria ,  sperando in  un’ottima ripresa della Patria,  mentre Il suo aspetto nella tempesta circostante,  narra  il triste andamento,  non solo nazionale,  ma quello dell’intero pianeta.

Due delle tre Pedine visibili,  cioè quelle doppie,  stanno ad indicare i poteri forti,  che condizionano i Popoli,  rappresentati dalla pedina semplice. Tuttavia,  in questa immensa distesa, aleggia la speranza,  con quell’ancora che se inabissata, potrebbe  cambiare positivamente il corso dell’esistenza umana. La chiave pittorica che riassume il messaggio di questo bel figurativo,   è appunto l’ancora,  sperando che venga calata,  per renderci la vita migliore: Infatti rappresenta,  secondo l’ottica pittorica della Marzi,  lo strumento,  di una futura salvezza.

Concediamoci a questo punto una pausa di riflessione,  proponendo ancora,  nella parte conclusiva,  le opere pittoriche di Roberta. Ricorderete certamente ,  cari Amici Lettori,  che vi avevo preannunciato che la Marzi si diletta,  anche nello scrivere poesie? È giunto il momento di leggerne una. Anche qui l’indirizzo va a sfociare nel sociale,  in una giustizia penalizzata o mutilata,  che spesso non risolve i casi,  come dovrebbe.

Ricorderete certamente,  la triste vicenda del Cantante Luigi Tenco,  che la stampa,  presentò a suo tempo in veste di suicida,  ad un Festival della canzone italiana di Sanremo? Ancora,  credo che non sia stata fatta piena luce su questo caso. La nostra Poetessa,  ha voluto decantare sulle pagine di facebook,  questo grande Cantautore,  alla cui lirica poi c’è stato il mio intervento critico,  che ora,  vi propongo di leggere insieme: Premetto che la poesia mi ha talmente coinvolto,  che alla fine ho deciso di trascriverla su una pergamena.

Roberta Marzi

Ricordo di aver apportato istantaneamente il mio giudizio, che ora vi farò leggere:

Luigi Tenco,  a detta di molti Esperti,  è stato uno tra i migliori Autori musicali della sua epoca. Per lui ha scritto anche il grande Mogol,  che poi si è affermato alla grande,  con la collaborazione con Lucio Battisti.  Luigi,  faceva parte di quella scuola di Cantanti Genovesi,  che ha lasciato un’impronta,  nella storia della musica leggera italiana.

Era una persona semplice e nel suo DNA oltre alla musica,  scorreva la bellezza della poesia,  per cui ogni nota delle sue canzoni,  la valorizzava. Purtroppo è stato un’Artista incompreso,  un vero prodigio musicale che in pochi hanno capito. Amava la tranquillità e nonostante fosse un Personaggio di spicco,  non amava mai mettersi sotto i riflettori, per far parlare di sé. Negli ultimi anni della sua breve esistenza,  era al centro di una vita tormentata,  tra passioni,  musica e soprattutto paura. La sua tragica morte, avvenuta nel ’67,  dopo essere stato escluso dalla finale,  durante il festival di Sanremo,  ha lasciato molti interrogativi,  con un alone di mistero sulla sua fine. Infatti molti sostengono,  che non si trattò di un suicidio, perché Luigi amava la vita,  nonostante questa gli abbia riservato delle amarezze.

Con lui scompariva un Mito della canzone italiana e veniva chiusa una delle migliori pagine della musica made in Italy.  La sua immagine,  è stata illustrata e dipinta sui quadri,  più di 3000 volte ed ancora,  molti Artisti lo stanno facendo. Chi non si esprime a riguardo,  con l’arte visiva,  lo può fare benissimo, anche con una poesia,  come questa di Roberta Marzi.  Sia i versi, che la colonna sonora, procedono con una nota di malinconia,  quasi per rievocare quel lontano e tragico giorno in cui,  venne diffusa la notizia, della sua dipartita.

Particolarmente toccanti ,  sono i versi che fanno a capo della 3a strofa: “Fu un addio, quell’ultimo canto,  nella Città dei fiori…poi le stelle mi accolsero,  tra musiche e splendori… “. Notate cari amici,  come la nostra Autrice, razionalizza la crudele realtà degli avvenimenti,  per poi offrire una trasformazione di accoglienza in una astratta dimensione dalla veduta tipicamente paradisiaca,  quasi come fosse una fuga di compensazione dalla triste realtà ed ovviamente dall’accaduto. Quella triste sera,  Luigi si esibiva con la sua canzone: “Ciao Amore”,  ripresa poi da Dalida,  con la quale visse una felice ma anche tormentata fase della sua vita.

Questo brano,  poi fu ripreso come Cover da altri Autori ed ancor oggi, è una canzone di successo,  sebbene sia triste nel contenuto e siano passati tanti anni.  Roberta Marzi, stila la sua poesia,  con una simmetria parallela,  adornata da una sottile e garbata rima,  che sembra evidenziare ciò che l’Autrice afferma.  L’oblio è realmente manifesto,  traendo e formulando dai riscontri del tempo,  una triste, quanto particolare esposizione letteraria. In essa è impresso il dolore Carducciano di Pianto antico,   procedendo con la stessa mesta e parallela cadenza letteraria.

Roberta Marzi,  è una di quelle poche Autrici,  in grado di vivere indirettamente il dolore degli altri e farlo proprio. Converrete con me,  che di solito ci vengono proposte Liriche,  i cui temi principali sono: L’amore,  le albe,  i tramonti,  le rose,   il dispiacere per una Persona che ha allietata la nostra vita , che ora non c’è più,  etc… etc.   Roberta Marzi,  sa cosa vuol dire soffrire,  perché lo ha sperimentato sulla sua pelle e quindi è dotata di una straordinaria sensibilità e capacità, di immedesimarsi,  in esperienze biologiche,  vissute anche da altre persone, come nel caso del compianto Luigi Tenco.

Voglio finalizzare questo mio intervento, proprio con la melodia di Ciao Amore,  sostituendo però il termine amore:” Ciao Luigi,  ciao Luigi, ciao Luigi ciao…Ciao Luigi, ciao Luigi,  ciao Luigi ciao…”. Grazie di avermi letto.  Roberta Marzi,  la poesia è bellissima,  da primo premio e la faremo certamente partecipare,  a qualche concorso poetico:Complimenti

È davvero una bella poesia e credo che come il Sottoscritto,  Qualcuno tra di Voi, si sia veramente commosso nel leggerla.

Ritorniamo a visionare ancora qualcuna delle sue opere,  così chiuderemo in bellezza questa mia  recensione.

Roberta questa volta,  presenta un mondo,  che dovrebbe attraverso la presenza del Clown,  portare  il buon’umore,  anche

Roberta Marzi

Roberta Marzi da Roma:”Il Clown, tra i pensieri per il mondo”. Olio su tela 60×50

se in realtà  a giudicare da questa sua opera,  le cose non stanno proprio così. Anzi,  il figurativo proposto,  delinea la carenza di un contesto biologico,  ossia una forma di vita,  che non procede,  nel verso giusto.

Vi dirò di più: Il soggetto rappresentato nel formato femminile,  è proprio l’anima della nostra Artista. Procediamo però con ordine ed analizziamo l’opera,  per capire il  vero messaggio,  che possiamo trarre: Innanzitutto,  il tema proposto,  è sempre un figurativo,  uno dei tanti creati dalla nostra Pittrice ed ormai,  dato che  già  abbiamo avuto il piacere di esaminare altre sue opere,  non dovremmo avere problemi,  nell’illustrare pure questa.

In realtà,  Soggetto ed elementi associati,  vanno a decantare l’universo della poesia, secondo l’interpretazione cromatica,  della nostra Autrice,  la quale racconta ,  tramite le sue cromie,  il suo mondo di Poetessa. Innanzitutto il Clown,  ha come si è già menzionato,  un aspetto femminile. I suoi magnetici occhi spalancati,  indicano oltre alla riflessione,  anche un insolito stupore, proprio come tanti personaggi dipinti dal Caravaggio nelle sue opere.  Il palmo della mano che poggia sotto il mento,  stà ad indicare il dubbio vero e proprio,  come se la situazione,  non avesse una via d’uscita.

Fanno da contorno,  un mappamondo,  posizionato scomodamente sullo spigolo di un tavolo,  che vuol dire,  che il nostro pianeta,  Genere Umano  compreso,  sta cadendo in un baratro,  dal quale sarà  difficile,  venirne fuori: Dato poi,  che Roberta illustra una buona parte del percorso biografico,  riferito ai tempi dell’infanzia,  deduciamo dal suo dipinto,  che lei fin dalla tenera età,  era molto sensibile a quel suo mondo che la circondava.  Proseguendo nell’analisi,  notiamo due mani, intente  a lavarsi,  probabilmente per avere l’impressione di disfarsi da una colpa,  proprio come fece nel Vangelo,  il Governatore Ponzio  Pilato . Ciò significa che nei disastri che avvengono nella nostra Società,  a volte c’è disinteresse, assenza e menefreghismo,   poiché non tutti hanno a cuore la sofferenza di chi è vittima,  che si fa strada tra bambini , donne o uomini ,  alimentati dalla povertà  e dall’inquinamento,  dove tutto ruota intorno ad un mondo pericolante,  che può cadere da un momento all’altro.

La presenza di un uccellino,  addolcisce la situazione che si è andata a creare,  anche se questo grazioso volatile, rappresenta l’ispirazione,  in quanto proveniente dall’aere ,  cioè  dal volteggiar nel cielo. Il piano sottostante,  occupa ¼ dell’opera e proprio qui,  viene rappresentata, una forma di evasione dalla realtà circostante,  quasi come se fosse una via d’uscita,  una vera fuga da una negativa quanto umiliante condizione.

Notiamo un piccolo contenitore,  ove vengono alloggiati dei pennelli,  strumenti utili per dipingere,  mentre vicino,  un libretto, sembra rivelarci che all’interno,  siano contenute tante poesie. Questi due elementi,  sembrano infine notificarci,  che il soggetto non è più,  il clown iniziale,  ma una Poetessa ed una Pittrice nello stesso tempo,  quindi la diretta rivelazione,  che trattasi della nostra Artista,  nella sua duplice mansione,  palesemente manifesta, tra il libro di poesie e la stoffa per asciugare i pennelli,  dove ci sono due colori sovrapposti ,  nei tubetti di  ferro,  che serviranno a colorare un  mondo,  ormai in bianco e nero.

La speranza persiste in quel verde indossato,  accompagnato dalla vicina vegetazione,  che l’aneleranno per sempre ,  per giungere alla libertà dei Popoli. Proprio nella  pittura e nella poesia,  Roberta Marzi da Roma,  ha trovata due potenti alleate, che hanno saputo trasportarla in un’eccelsa dimensione,  la stessa a cui facciamo riferimento noi,  nell’avere visionate le sue opere.

Grazie per avermi letto e scusate se mi sono un pò dilungato,  ma per un’Artista di questo calibro,  in cui racconta veramente la propria vita,  credetemi,  ne è valsa veramente la pena,  grazie:

Pasquale Solano.

fine

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