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Stefania Vena, Arte calabrese sotto l’albero di Pasquale Solano

La festa del Natale Cristiano, ormai  è alle porte e naturalmente in questa ricorrenza,  saremo invasi da una marea di auguri,  di buoni propositi,  dei buonissimi panettoni,  prodotti su scala industriale,  che allieteranno la nostra tavola. Il Natale,  essendo una delle maggiori Feste liturgiche,  ci riporta alla nascita di nostro Signore Gesù Cristo,  anche se sorge spontaneo l’invito,  ad una rinascita individuale nello Spirito, per ognuno di noi.

Nei secoli,  molti Artisti, anche celebri,  hanno rappresentato ”  La Natività ”,ognuno con la propria versione,  fino a quando San Francesco d’Assisi,  creò il primo presepe. Anche la Pittrice Stefania Vena da Cosenza, vuole associarsi,  alle grandi rappresentazioni pittoriche del passato,  con questo suo saggio cromatico,  in chiave moderna. L’opera s’intitola :” Sotto lo stesso cielo”, è un acrilico su tela di cm 70 x 50 – Qualcuno si domanderà il perchè di un titolo,  un pò fuori dalla visione tradizionale popolare. Avrebbe potuto benissimo chiamarlo,” Natale ai giorni nostri ”, considerato il fatto che nell’opera,  vengono illustrate 2 famiglie . Cercherò, di soddisfare la curiosità a questa domanda con il seguente sviluppo teorico:

Stefania Vena da Cosenza: ” Sotto lo stesso cielo” - acrilico su tela cm 70 50 - 2015

Stefania Vena da Cosenza: ” Sotto lo stesso cielo” – acrilico su tela cm 70 50 – 2015

Il cielo, come esige la norma,  è pienamente e riccamente  stellato,  proprio come nel racconto evangelico,  che dice inoltre che tre Sapienti provenienti dall’oriente,  Studiosi del cielo,  si fecero guidare da una Stella,  per giungere sul posto, dove secondo le profezie,  sarebbe nato il Messia. Al Neonato, portarono Oro, incenso e mirra,  doni che hanno puramente un valore simbolico. Infatti l’oro esprime la Regalità,  l’Incenso la Divinità e la mirra,  essendo un’erba amara,  tutto ciò che Gesù avrebbe dovuto patire,  per la salvezza del Genere Umano.

La scenografia della notte,  con quel magnifico cielo stellato,  rispecchia il contesto della Natività e le stelle,specialmente quella Cometa,  rappresentano l’Universo,  che si inchina,  con tutti gli Astri,  alla nascita del Figlio di Dio,  quindi una dolce e doverosa sottomissione-  In lontananza,  appare una capanna,  dove la Sacra Famiglia cioè Giuseppe e Maria (Miryam, questo era il nome ebraico della Madonna),  contemplano estasiati,  il Divin Bambino.  Gesù, nelle fonti evangeliche,  nacque in una mangiatoia di animali ed infatti erano presenti un Povero Bue ed un Asinello,  anche se con il tempo, la sua nascita,  venne erroneamente collocata,   in una capanna-  Queste 2  povere bestie,  rappresentano il mondo animale,  che s’inchina alla nascita di Gesù.

Nonostante l’odierno concetto che si indica l’Asino come uno stupido animale,  anche ignorante  (Quante volte a scuola, abbiamo sentito frasi del tipo:” Sei ignorante come un asino),  questo servile animale,  presso  gli antichi Ebrei,  veniva identificato come “ Regale”:  Infatti  il Re Davide,  va a spasso cavalcando un asinello e lo stesso Gesù la domenica delle palme,  entra trionfalmente in Gerusalemme ,  proprio su un puledro d’asina –  Le palme,  che fungono da povere colonne che abbelliscono la capanna,  esprimono solo la loro Mediterraneità, essendo piante d’alto fusto,  che arricchisce la fascia vegetale mediterranea,  nel nostro caso,  quella di Betlemme – Una coltre di neve,  sembra celare una paesaggistica in letargo,  mascherando di conseguenza, una povertà assoluta.

In un primissimo piano,  una famiglia moderna,  espressa in un figurativo occasionale,  cioè di presenza,  contempla in lontananza la scena della Natività,  partecipando  cosi’ da un lato esterno all’evento,  nella pienezza di un divino disegno e spirito di contemplazione. La distanza è notevole e qui è sottintesa una retta cromatica comunicativa,   non pittoricamente visibile,  che unisce la povertà o l’essenza delle 2 famiglie abilmente rappresentate dalla “ Vena”- La chiave di lettura od il messaggio per intenderci, potrebbe essere identificata nel classico “Amor Sacro e Amor Profano”- La famiglia in primo piano,  in cui si nota l’attesa della donna,  rappresenta l’Umanità peccatrice,  che si inchina e rende il doveroso omaggio, alla perfetta e santa Famiglia di Nazareth.

Sulla collina,  nella campitura centrale destra,  sorge un paese  che ci fa pensare a Betlemme, mentre  è visibile appena, una porzione iniziale – La stella cometa,  astro di luce propria,  brilla felice nel firmamento,  ma non certo va ad illuminare la capanna,  che invece emana la luce propria del Redentore – A questo punto l’effetto scenografico dell’illuminazione citata,  assume il ruolo fondamentale della speranza,  quella virtù desiderata dalla famiglia moderna,  che la contempla con tanta partecipazione,  pure da una lontana angolazione- “ Sotto lo stesso cielo”,  non significa un contesto sommario,  che valorizza la biologia umana,  ma la puntuale verifica o il bisogno che si può trarre. Cristo  avrebbe potuto nascere,  in un albergo a  4 stelle,  con tutti i confort ed invece,  come segno di umiltà verso di noi,  ha preferito il freddo di una mangiatoia,tra gli animali. Analizzando l’opera,  siamo propensi a constatare  un figurativo abbastanza convincente in fatto di Natività, dove lo sviluppo delle cromie visibili, viene identificato nelle tonalità fredde,  tranne qualche presenza di tinta neutra,  escludendo logicamente,  la campitura interessata dal flusso di luce.

La sorgente luminosa si espande con maestria sulle ondulazioni della coltre di neve,  trascurando volontariamente le zone d’ombra: Questo anche per dare maggiore consistenza e corposità all’opera – Anche quella creatura presente nel grembo della donna,  che rappresenta la vita,  partecipa con gioia alla nascita del Salvatore,  proprio come Giovanni il Battista,  che esultò nel ventre di Elisabetta,  quando venne a farle visita Maria,  pronunciando la prima parte della preghiera rivolta alla Mamma di Gesù,  che tutti noi conosciamo – La seconda parte dell’Ave Maria (Ave, era il saluto romano dell’epoca), fu aggiunta dalla Chiesa Cattolica in un secondo tempo – In questa realizzazione pittorica di Stefania Vena, ho notato una cosa,che vi propongo di verificare: Concentratevi per un attimo sulla figura maschile che tiene sulle spalle il bimbo – Socchiudete leggermente le palpebre sulla zona in cui le mani dei due si intrecciano. Avrete l’impressione di vedere,  una figura prolungata,  con un’apertura alare visibilmente spiegata,  come se la sagoma,  illustrasse un Angelo,  ossia una presenza spirituale della Corte Celeste. Con questo ultimo accorgimento, sia io che Stefania Vena, vi auguriamo un buon natale e che quella luce effusa dalla capanna, inebri i nostri cuori e le nostre coscienze,per illuminare,   la nostra vita:

Buone feste da Pasquale Solano e Stefania Vena.

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