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Vincenzo Morlotti

Morlotti Vincenzo

A differenza dei suoi precedenti, da Sironi a Farulli, Morlotti esprime una gran fiducia nell’imponenza tecnologica della fabbrica, vista come un imponente corazzata, pronta a solcare i mari del futuro. Niente delle cupe atmosfere sironiane dove il moderno é incubo, presagio di lutti e disgrazie. Le fabbriche di Morlotti piacciono perché vogliono piacere (…) con maggiore rispetto del soggetto che dei suoi precedenti linguistici, od esempio quelli di Léger, i  colori sono chiari, limpidi, all’opposto dell’immaginario precedente. Guardando queste immani costruzioni, miracoli della tecnica moderna, tutto si pensa fuori Che essi possono guastarsi o provocare incidenti sul lavoro. Mi pare essenziale, contemplando queste opere di grandi dimensioni del Morlotti, fare un ragionamento circa la prospettiva che è propria di queste tele, A noi che siamo abituati fin dai tempi di Leon Battista Alberti a guardare un’opera di pittura secondo una piramide visiva che si allontana all’occhio fino a un punto di fuga ideale, queste opere che ci si rovesciano addosso in primo piano (si veda anche La palazzina liberty della Birreria di Induno Olona) ci danno un senso di incombenza, sembra che manchi lo spazio retrostante, Ma Morlotti ci ripaga con un attento, lucido studio dei piani che raggiunge talvolta una maestria da pittore fiammingo, come nell’ingresso della Palazzina liberty, o come in quelli scorci di tubi e di scale, sempre dipinti alla Palazzina liberty (..,)

Raffaele De Grado

Vincenzo Morlotti nasce a Vedano Olona nel 1949 e, dopo un periodo lavenese, si trasferisce a Gemonio. A soli 14 anni collabora con lo scultore Egidio Casarotti alla realizzazione degli altorilievi per la chiesa parrocchiale di Laveno. Con il fratello Romano soggiorna in Olanda studiando e ammirando le opere dei maestri olandesi e fiamminghi. Si diploma al Liceo Artistico di Busto Arsizio. Nel 1970 frequenta un corso dì discipline pittoriche avanzate presso l’Istituto d’arte Cimabue di Milano. L’anno successivo si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera; tra i suoi docenti vi sono Raffaele De Grada, per la storta dell’arte, Pietro Diana per la tecnica dell’incisione e anatomia artistica, Luigi Veronesi per lo studio della cromatologia. In questi anni frequenta anche Lo studio di Domenico Purificato. Dal 1974 al 1976 fa parte del Centro Documentazione Arte di Gianfranco Maffina di Varese. Nel 1996 lascia il Circolo degli Artisti di Varese di cui era socio e, in solitudine, continua nella sua ricerca e sperimentazione. Numerose, a partire dal 1971, le mostre personali e collettive cui ha partecipato in Provincia ma anche all’estero. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. Ha lasciato l’insegnamento nell’anno 2008, da allora si dedica esclusivamente alla ricerca cromatica ed espressiva vive e lavora a Cittiglio (Va)

Visita di il sito di Vincenzo Morlotti www.morlottivincenzo.it 

Fonte ArteVarese



 

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  1. Straordinaria recensione e di nuova proposta artistica. Lo scritto esula dai borghesi “concetti “di esaltazione del senso di “bello “,presuntuoso e salottiero.La vita e le opere dell’artista,vengono presentate nella completa intimità espressiva e umana.L ‘autrice della recensione ha saputo compenetrare,con un lessico semplice,senza ulteriori “concettualismi”,ma profondo, lo spirito della creatività pura. Quella forma di espressività naturale,introspettiva e poetica del pittore ,emerge poeticamente.

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