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AEROSMITH Toys in the Attic

Steven Tyler – voce principale, piano. Joe Perry – chitarra elettrica solista e slide guitar.

Tom Hamilton – basso. Brad Whitford – chitarra elettrica ritmica. Joey Kramer – batteria e percussioni.

Una abbondante dose di hard rock zeppeliniano, mescolata ad un generoso bicchiere di blues, un po’ di polvere di Rolling Stones ed una bella spolverata di funky alla James Brown, il tutto frullato alla massima velocita’ : ecco la ricetta con cui gli Aerosmith furoreggiarono negli anni ’70. Del resto proprio le molteplici influenze furono inizialmente un po’ la condanna del giovane Steven Tyler e Company : nonostante gia’ i primi due album (“Aerosmith”, 1973 e “Get Your Wings”, 1974) mostrassero energia e talento in quantita’, il quintetto di Boston fatico’ a scrollarsi di dosso etichette quali “i Led Zeppelin americani” o “i Rolling Stones made in USA”. Le canzoni di “Toys in the Attic” misero quasi fine a queste confusioni : da questo album in poi il buffo marchio alato degli Aerosmith non rischio’ piu’ paragoni scomodi, e divento’ uno dei blasoni piu’ prestigiosi del circo rockettaro.

L’inizio e’ di quelli che lasciano il segno : la title-track “Toys in the Attic” si muove velocissima ed avvolgente con le voci che disegnano una ipnotica spirale, vestendo di colori psichedelici un macigno di rock duro con riff da manuale.

“Uncle Salty” si tinge di sfumature differenti, sempre su tonalita’ molto sature la song distilla pigri accordi da southern rock, scabri ed efficaci per sostenere una cruda storia di solitudine.

“Adam’s Apple”, e’ aperta da un ottimo riff di Brad Whitford; la song e’ un rovente rock-blues che Steven sfrutta a suo modo per celebrare il peccato e colei che l’ ha inventato.

“Walk this Way” ha un andamento funkeggiante, ma e’ anche un boogie concitato; ed e’ uno dei classici assoluti della band, (rinverdito negli anni ’80 dalla cover hip-hop con i Run DMC).

“Sweet Emotion”, esce da una ficcante frase di basso di Tom Hamilton ed esplora territori soul orientaleggianti.

E’ un’ altra delle cose piu’ puramente hard dell’ album la granitica “Round and Round” che mostra tutta la muscolatura dei giovani Aerosmith.

Irresistibile lo swing di “Big Ten-Inch Record” scritta da F. Weismantel.

“No More No More” e’ un altro brano molto tirato con Tyler che l’ affronta energicamente.

La ballad finale “You See me Crying” e’ un piccolo gioiellino.

In nove tracce gli Aerosmith recuperano il bagaglio dello hard blues alla Yardbirds/Jeff Beck Group/Zeppelin, e si proiettano verso quello che di li’ a poco verra’ chiamato “heavy metal”. Nel disco del 1975 gli Aerosmith si concedono aperture “sudiste” molto bluesate; e si lanciano in inediti e deflagranti connubi fra rock e funky. Gli Aerosmith dell’ epoca, forti dell’ energia e dell’ incoscienza della gioventu’, dopo appena un anno riuscirono a sfoderare un altro album interessante, “Rocks”, e divennero tra i gruppi piu’ importanti del panorama hard rock. I riconoscimenti agli Aerosmith degli anni ’70 non sono comunque circoscritti ai fans del metallo pesante : la grande Joni Mitchell li defini’ l’ incarnazione di cio’ che piu’ amava nel rock.

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