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Beach Boys Pet Sounds

Brian Wilson – voce principale, basso, chitarre elettriche ed acustiche, piano, tastiere, effetti, danelectro bass.

Mike Love – voce principale. Carl Wilson – chitarre e voce. Al Jardine -chitarra e voce. Dennis Wilson – batteria, voce.

Guests : Jim Gordon – batteria. Tony Asher, Terry Sachen – testi. Fiati ed Archi – Theremin – ???.

Beach Boys “Pet Sounds”.

Le canzoni dei Beach Boys sono un suono riconoscibile quanto quello di Beatles e Dylan e pochi altri. Superata la fase dei grossi hit “surf” (genere da loro inventato) a 45 giri il genialoide Brian Wilson volle misurarsi con i grandi Beatles che in quegli anni sfornavano dischi innovativi con una inventiva e cadenza impressionante. Cosi’ Brian si mise a progettare “Pet Sounds” agli inizi del 1966 come un’ unica collana di canzoni legate al tema antico del rapporto a due : visionarieta’ languida e un’ ombra di malinconia nei testi di Tony Asher. Il disco, man mano che veniva composto da Brian, piaceva molto poco agli altri della band che nella fase di registrazione ebbero spazi nei cori, ma ben pochi negli strumenti… In effetti “Pet Sounds” era molto piu’ il disco di Brian Wilson che lo aveva composto e suonato dall’ inizio alla fine girando per tutti gli studi discografici moderni alla ricerca di nuovi suoni da inserire nell’ album … dei Beach Boys.

L’inizio e’ sbalorditivo : “Wouldn’t it Be Nice” apre corale in un beat ingigantito da sovraincisioni di tastiere e piano e clavicembalo e cori con tanto di parte centrale orchestrale.

L’ incedere delicato di “You still Believe in Me” e’ abitato da voli leggeri di clavicembalo, clarinetti, campanelli di biciclette e dalla voce di Brian, una voce in una euforia sospesa.

Densa ed variopinta, una pochino surreale prosegue in “That’s not Me”, con una ottima linea di percussioni e basso sorvolate stavolta dal canto un po’ aspro di Mike Love.

“Don’t Talk (Put your Head on my Shoulder)” offre agrodolce messo in moto da un’ autentica selva di strumenti : viola e violoncello, vibrafono, timpani, ecc.; una canzone superba tra i vertici delle pop-song.

“I’m Waiting for the Day”, presenta un forte drumming con frequenti cambi di tempo, muovendosi su linee orchestrali d’ archi e di flauti. Bella.

“Let’s Go away for awhile” e’ un soffice interludio strumentale soave, vagamente jazzato-orchestrale.

“Sloop John B.” e’ un stravagante folk caraibico sorretto da una moltitudine di sonorita’ e coretti che intervengono in falsetto; incanta il sovrapporsi di Brian e Mike alla voce; la song e’ puro divertimento.

“God only Knows”, e’ una bellissima canzone d’ amore, cantata da un vellutato Carl Wilson, bravo ad inserirsi leggero tra corni francesi, legni, archi, ottoni ed un “danelectro bass” (?).

E’ una pop-tango giocosa “I Know there’s an Answer”; la song offre strati di sax ed un tracciato di piano e tastiere sul quale semplici percussioni danno un leggero ritmo alla song.

“Here Today” e’ una pop-song movimentata con l’ ormai tipico coretto affiatato; il riff d’ organo musica accenni semplici di pop-psichedelico.

“I just Wasn’t Made for these Times” e’ un ottimo connubio di voci e fiati, ed introduce gli effetti del Theremin.

E’ strumentale “Pet Sounds”, la title-track, con una chitarra easy-rock che volteggia tra spruzzate di trombe e di sax ed il gioco semplicissimo delle percussioni ricavato, sembra, da bottigliette vuote : pensata geniale di Mr. Brian Wilson.

“Caroline, No” vede un Brian melodico insinuarsi tra le note del clavicembalo prima, ed un tenue tappeto di flauti poi, … fino all’ incontro con il rumore di un treno registrato in un ipotetico passaggio a livello.

“Pet Sounds” e’ un gran disco insomma, di belle e bellissime canzoni pop, meritatamente famoso. Volendo essere pignoli ­ manca forse l’ hit super -, una “Good Vibration” tanto per capirci. Il bello e’ che questa famosissima song venne registrata praticamente nelle stesse sessions di “Pet Sounds”, ma pubblicata (purtroppo) come singolo a se’ stante e divenuta piu’ famosa dell’ album che avrebbe dovuto ospitarla, riutilizzando ancor meglio il Theremin (strumento della paleo-elettronica ospite di li’ a poco negli spartiti di tante band innovative, ma gia’ presente in diverse colonne sonore di film di fantascienza). Il LP fu registrato tra gennaio ed aprile del 1966 ed usci’ nei negozi il mese successivo. “Pet Sounds” comprende un numero imprecisato di invenzioni sonore : nuove, per l’ epoca.

Molti storici del rock lo vedono come la ricerca di Brian Wilson nel competere con le invenzioni sonore delle canzoni dei Beatles. Lo stesso Brian ha ammesso questa sua volonta’ nel 1966. Altri musicologi sostengono che i Beatles abbiano preso spunto da “Pet Sounds” per entrare in studio nel 1966 elaborando (sotto la supervisione di George Martin) canzoni ancor piu’ perfezionate. La Storia del Rock ci fornisce comunque due considerazioni precise. Sia “Revolver” dei Beatles che “Pet Sounds” sono dello stesso anno. E si tratta di due LP che presentano novita’ rivoluzionarie nel campo della produzione del suono in sala di registrazione. I Beatles, pero’ nel 1967, vanno oltre qualsiasi previsione nel campo della registrazione di un album dando alle stampe “Sergent Pepper’s…” … E qui, raccontano aneddoti misti a cronaca dell’ epoca, il Nostro Brian vide che la compezione era, per le sue forze musicali, diventata impossibile…

Ma : “Pet Sounds” e’ decisamente un album molto bello ed e’ eccezionalmente storico.

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