Revolver – Beatles – Parlophone EMI 1966

band

John Lennon – voce principale e chitarre ed effetti, tastiere, piano. Ringo Starr – batteria e percussioni e voce.

Paul McCartney – voce principale, basso, tastiere, piano. George Harrison – voce, chitarra solista, sitar ed effetti.

Guests : Anil Bhagwat – tabla. Alan Civil – tromba. Archi – ???.

Beatles “Revolver”.

“Revolver” apparve nei negozi con la sola copertina in bianco e nero con le loro quattro facce stilizzate e nessun nome di band sopra : solo il titolo in basso. E’ l’ album della svolta verso il rock e dell’ abbandono del beat. E’ l’ album dei primi accenni alla psichedelia e siamo nel 1966! E’ l’ album dei primi suoni ”strani” negli studi di registrazione, della loro preparazione e miscelazione nei pezzi. E’ l’ album nel quale l’ apporto di George Harrison in fase di composizione delle songs si fa piu’ incalzante ed interessante. E’ l’ album nel quale i Beatles incidono tante belle canzoni, (ma ormai il termine canzoni e’ riduttivo), da farne non solo il loro primo capolavoro musicale ma soprattutto una pietra miliare del Rock.

Gia’ nel precedente “Rubber Soul” del 1965 i Beatles avevano registrato un buon numero di canzoni, ma in questo “Revolver” del 1966 superano se stessi componendo quasi tutti grandi pezzi. Ormai erano diventati un eccellente gruppo che trascorreva molto tempo in sala di registrazione a fare e rifare le songs aggiungendo nuovi suoni, nuove linee melodiche e ritmiche.

“Taxman” e’ un rock’ n’ roll abbastanza grezzo con una chitarra che suona metrica come in un raggae. Buono.

“Eleanor Rigby” e’ musica da camera, fatta con quella strumentazione; ma fatta alla Beatles con ritornello accattivante e cantato melanconico di Paul. Bellissima.

“I’m only Sleeping” si muove in territori pop con un ottimo intersecarsi di corde di chitarra ed una ritmica molto sinuosa. Interessante l’ intermezzo di chitarre e suoni centrifugati. Carina.

“Love You to”, sitar e tabla in grande spolvero; pezzo ben movimentato che offre i primi suoni “strani” beatlesiani ed un cantato di Harrison che e’ gia’ psichedelia. Eccellente.

Con “Here, there and everywhere” i Beatles tornano elegantemente nel pop dei primi ’60 con voce e coretti e chitarrina elettrica metrica.

“Yellow Submarine” : apparentemente una canzoncina; fare attenzione a tutti gli effetti d’ acqua e non solo di quella (voci filtrate, orologi, megafoni, ecc.) che sono presenti nella song. Alla voce c’e’ Ringo. Originale.

“She Said She Said” e’ un bel rock corposo dove chitarre e basso induriscono quel tanto da rendere il beat un ricordo. Ottima.

“Good Day Sunshine” suona sui timbri bassi degli strumenti soprattutto del piano, aggraziata dai cori.

“And your Bird Can Sing” e’ un buon rock che supera il beat con grinta.

“For No One” e’ un’ ottima pop song che si muove su un agile pianoforte; interessante l’ arrangiamento di tromba.

“Doctor Robert” e’ un altro rock’ n’ roll abbastanza grezzo con una chitarra che suona metrica ed un buon ritornello.

“I Want To Tell You” e’ tra pop e rock easy, ben ritmato da basso, batteria e pianoforte.

“Got To Get You into My Life” tra pop e soul, anzi il contrario. Fiati e basso in evidenza e finale elettrico. Grande.

Con “Tomorrow Never Knows” i Beatles divengono grandissimi. Il pezzo inserisce un notevole numero di effetti sopra una ritmica corposa, quasi hard. E’ il preludio alle invenzioni sonore del successivo disco.

Nel 1966 i Beatles si accorsero che le songs non avrebbero potuto eseguirle fedelmente dal vivo e decisero di cessare con i lunghi e dispendiosi concerti intorno al mondo. “Revolver” fu accolto come il piu’ bel disco di rock fino ad allora. La critica gli mise accanto solo “Blonde on Blonde” di Dylan. Ma i Beatles, come sappiamo, seppero andare ancora piu’ in la’, musicalmente, nella meta’ del 1967 : incidendo quell’ incredibile “Sgt Pepper’s…”.

Sui Beatles e sul loro produttore Geroge Martin si sono scritte tante cose belle ed anche meno belle. Sulla genialita’ dei Fab Four (con un George Martin onnipresente alle registrazioni) si e’ anche scritto che fosse quasi tutta “lavorata a tavolino” e che derivasse dall’ aver miscelato idee rapite ai complessi dei primi anni ’60 circa pop, cori e coretti in falsetto; quanto al rock : che avessero preso parecchi spunti dai Byrds; quanto alle ricerche di nuovi suoni : che la loro svolta fosse successiva all’ ascolto di “Pet Sounds” dei Beach Boys.

Si possono dare per buone queste osservazioni ? In parte si. Ma si deve affermare comunque che le loro canzoni erano originali al cento per cento. Quanto prodotto dai Beatles in sala di registrazione nel 1965 con “Rubber Soul” era gia’ invenzione sonora rivoluzionaria, in anticipo con tutti i gruppi dell’ epoca; amplificate enormemente in “Revolver” e diventate sbalorditive in “Sgt Pepper’s…”. Dire dunque che i Beatles avessero ascoltato tanti gruppi e’ vero, ma risulta vero soprattutto il contrario.

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