Cure Three Imaginary Boys

Robert Smith – voce principale, chitarre, armonica.

Michael Dempsey – basso, voce. Lol Tolhurst – batteria, percussioni.

The Cure sono uno dei gruppi musicali piu’ importanti della fine degli anni ’70 del secolo scorso. Le atmosfere cupe, caratteristiche dei loro brani, hanno indotto la critica a catalogarli come dark in quanto simboli principali dell’omonimo movimento.

“Three Immaginari Boys” e’ il primo album dei Cure, datato maggio 1979. Lo stile non e’ ancora ben definito: una via di mezzo tra dark e punk. La formazione era composta da soli tre componenti.

Robert Smith, leader indiscusso e fondatore del gruppo, ha sempre rifiutato qualsiasi etichetta musicale. E’ comunque innegabile che il genere espresso dai Cure, sin dall’inizio ricorda fortemente quello funereo dei Joy Division; quello malinconico dei Bauhaus e quello schizofrenico dei Siouxsie and the Banshees. Anche dal punto di vista iconografico, volente o nolente, Smith era condizionato dai Joy Division. Infatti poco prima del fatale 18 maggio del 1980, data in cui Ian Curtis leader dei Joy Division a soli 23 anni si uccise (subito dopo aver pubblicato “Closer”, autocelebrazione della sua futura morte) Smith dichiaro’: “Mi uccidero’ prima dei 25 anni”. Non lo fece. Bene.

Cure “Three Imaginary Boys”.

“10:15 Saturday Night” e’ un brano scarno, semplice ed orecchiabile, ammiccante prevalentemente al futuro dark, con solo finale di chitarrra.

“Accuracy” sembra un esperimento di intromissione blues nei panorami e ritmi musicali emergenti. Anche questo pezzo inizia a porre paletti e distanze dal punk.

“Grinding Halt” e’ un altro brevissimo brano. Caratterizzato da ritmi allegri simil beat. La batteria padroneggia.

“Another Day” e’ una canzone che anticipa lo stile dei futuri Cure, con un ritmo cupo, voce triste e straziante.

“Object” e’ senza dubbio la canzone che attinge piu’ di ogni altra dal patrimonio rock, cosi’ come lo avevano inteso i Devo nei loro primi albums.

“Subway Song” e’ una brevissima canzone il cui suono sembra emergere fioco dagli abissi di una metropolitana.

“Foxy Lady” e’ un loro tributo a Jimi Hendrix, unico brano non cantato da Robert Smith bensi’ dal bassista Michel Dempsey.

“Meathook” e’ una song che anticipa lo ska dei Madness e dei Bad Manners e per alcune assonanze anche il rock alla Ian Dury.

“So what” e’ un’altra canzone di ispirazione beat. Sembra un pezzo dei Beatles trasformato in post punk con gli acuti urlati tipici del nuovo genere.

“Fire in Cairo” e’ forse la canzone piu’ famosa dell’album. Senz’altro la piu’ ascoltata e probabilmente la piu’ bella. Decisamente orecchiabile abbandona tutti i canoni estremi del post punk, del dark e della new wave.

“It’s not You” e’ una canzone decisamente punk, sulla linea dei migliori Sex Pistols e Ramones.

“Three Imaginary Boys”: dopo tanto casino un po’ di calma con questo brano. Se escludessimo la voce spettrale di Smith sembrerebbe ascoltare i Radiohead con un breve solo distorto di chitarra.

“The Weedy Burton” e’ un altra brevissima song, un boogie, ammiccante alla musica dei New Vaudeville Band diventati famosi per la loro “Winchester Cathedral”.

Dal momento in cui Robert Smith fonda nel 1973, in piena epoca progressive, gli Obelisk al momento in cui incidera’ “Three Imaginary Boys”, passeranno ben sei anni. Cosicche’ Smith fondo’ altri due gruppi: Malice dapprima e gli Easy Cure, band con lontanissime parentele del futuro dark.

Dopo un brevissimo approccio alla tedesca Hansa Record gli Easy Cure passarono alla Small Wonder dove cambieranno il loro nome in “The Cure”. Nel 1978 sulla scia degli Ultravox di “Hiroshima Mon Amour” e di “Mongoloid” dei Devo, i Cure puntarono tutte le loro carte sull’effetto di un testo volutamente e fortemente trasgressivo:”Killing an Arab”. L’effetto della canzone icona ispirata a “Lo straniero” di Camus fu devastante e supero’ i limiti di clamore da loro ipotizzati, tanto che 25 anni dopo: esattamente dall’11 settembre 2003 in poi fu addirittura bandita da tutte le radio americane e dal 2005 furono costretti a cambiarne il titolo in “Kissing the Arab”.

I Cure, dunque, hanno fatto parte a pieno titolo di quei movimenti che inneggiavano all’autodistruzione in quanto atto supremo di sublimazione. Nichilisti si’, ma non privi di una cultura filosofica sebbene tendente alla depressione ed alla malinconia piu’ negativa.

I Cure daranno vita al loro capolavoro nel 1982. E’ “Pornography” loro quarto disco.