Hawkwind Doremi Fasol Latido

Robert Calver – voce. Dave Brock – voce, chitarre, armonica e tastiere. Del Dettmar – synth, tastiere, piano elettrico.

Dik Mik – synth, suoni elettronici. Ian “Lemmy” Kilmister – basso.

Simon King – batteria, percussioni Nik Turner – sax, flauto e voce.

Hawkwind “Doremi Fasol Latido”.

“Doremi Fasol Latido” e’ il capolavoro degli Hawkwind (un gradino sopra a “In Search Of Space” del 1971), ed e’ anche il disco in cui viene portata a compimento la loro epocale intuizione : combinare la violenza dell’ hard-rock con la visionarieta’ della psichedelia. Questo recensito e’ il CD che presenta piu’ pezzi rispetto al LP originale.

“Brainstorm” ha il classico riff di chitarra e basso che suona hard-rock. Pochi secondi dopo gli Hawkwind lo conducono in un trip allucinogeno con un battito ritmico mai domo ed un uso spericolato dell’ elettronica. Il brano elargisce progressioni incendiarie e stasi astrali, con un sapiente uso degli oscillatori, mentre il sax e le chitarre si offrono come in sacrificio per un olocausto sonoro. Il batterismo di King si muove indeciso tra tentazioni primitiviste e passaggi esplosivi, anche se, tutto sommato, contenuti. Col tempo, questo sarebbe rimasto uno dei loro brani-simbolo, nonche’ uno dei loro massimi capolavori.

“Space Is Deep” offre la 12 corde di Brock che espone scintillanti acquerelli acustici, in mezzo a una brezza carica di polline elettronico con un uso anche celestiale del synth.

“One Change” e’ una mini-sonata per piano elettrico.

“Lord of Light” e’ un brano abrasivo, un vero furore lisergico-elettronico da’ inizio alla song che poi devia in un hard rock con una poderosa linea di basso di Lemmy elettrizzata maggiormente da Dave Brock.

“Down through the Night” presenta una bella 12 corde acustica semi-pink floydiana immersa in un vento siderale e flauti in apertura; Robert Calver sta davanti al tutto e poi la song devia in una ballata abbastanza scontata se non fosse per quel ”vento” che spazza e quelle voci effettate …

“Time We Left This World Today” e’ un poderoso groove blueseggiante con le chitarre martoriate a suon di wah-wah e brevi fraseggi di sax. Ripetitivo-Ossessivo stile-Hawkwind. Piu’ interessante la seconda parte del pezzo quando il polline elettronico ridiscende sulla traccia …

“The Watcher” e’ una ballad acustica oscura semi-blues infestata da scie di synth solo nel finale.

“Urban Guerrilla” e’ un buon brano elettrico. Quasi un punk leggero.

“Brainbox Pollution” e’ un rock’ n’ roll con tanto di sax. Un tantino fuori dagli schemi Hawkwind presenta comunque sferzate elettroniche in un miscuglio di fiati che odorano anche di funky.

“Ejection” si parte … bel giro di basso irrobustito dalla chitarra elettrica e nuvole elettroniche di “aerei in decollo” … in principio e finale di song.

Lo space-rock degli Hawkwind era in buona parte ossessivo, traducendosi in strutture musicali spesso statiche, soprattutto dal basso, rovinosamente confinate in un eternita’ senza sbocchi. Eppure e’ nel 1972 che la ricetta assume i crismi del grande disco. Intendiamoci, gli Hawkwind ripetono in sostanza la stessa formula dei due dischi precedenti, ma qui lo fanno con maggiore convinzione e con una creativita’, a tratti, dirompente. Alla fine del CD si ha, pero’, l’ impressione che gli Hawkwind siano impotenti a produrre tutti i “suoni oscuri” del cosmo. E, infatti, dopo i’ ottimo “Space Ritual” del 1973 (uno dei live-album piu’ particolari di tutti i tempi), Brock e soci non sarebbero piu’ riusciti a fare dischi di ottimo livello.